BREVE STORIA DI LUNGHI TRADIMENTI

BREVE STORIA DI LUNGHI TRADIMENTI
Si è ricostruita come un puzzle” dice la segretaria Marina Rocco, vantando gli effetti miracolosi di una psicologa (“dica che il consiglio viene ‘da Serena, quella del guinzaglio’, e lei capirà”: non siamo in un film comico, ma è di queste battute, cattive e moderne, che le commedie scarseggiano). La professionista serve a Guido Caprino, “piccolo avvocato di una piccola banca di provincia” in difficile separazione dalla moglie Maya Sansa (dolentissima, scarmigliata e sofferente, troppo in un film dove tutti gli attori sono ben diretti, più in pena per l’inquinamento e le balene che per il suo matrimonio). Solo che le piccole banche di provincia non restano tali a lungo, di questi tempi (e se lo restano è anche peggio). E i piccoli avvocati di provincia, che già non riescono ad accordarsi con la ex consorte sulla custodia dei figli, si ritrovano dentro avventure più grandi di loro. Dove c’era il lago, ora c’è il Sudamerica, precisamente Queimada, stato immaginario così chiamato in onore di Gillo Pontecorvo e del film girato nel 1969 con Marlon Brando (i paesi sudamericani di fantasia competono nel cinema con gli staterelli immaginari dell’est Europa). Il direttore della vecchia banca sul lago è Ennio Fantastichini, molto umano rispetto allo squalo – in abiti dorati e scollati – Carolina Crescentini, a capo dei nuovi e spietati che hanno rastrellato la maggioranza delle azioni. Il prologo mostra la conquista coloniale del tesoro di un tempo (che era il sale), la costruzione della ferrovia, gli indigeni. Il tesoro di oggi sono i metalli rari come il litio, proprio sotto le saline di “Queimada” (si trovano in Bolivia, nella realtà): non si conquistano più alla vecchia maniera – guerre o rivoluzioni – meglio gli stratagemmi finanziari. “Lithum Conspiracy” è il titolo internazionale di questo thriller, con cui Davide Marengo è arrivato fino agli spettatori cinesi (con più copie, immaginiamo, delle pochissime distribuite in Italia). Sembra cogliere il momento della finanza cattiva, ma “Breve storia di lunghi tradimenti” – tratto dal romanzo di Tullio Avoledo con lo stesso titolo, Einaudi 2007 – era già nel 2012 al Festival di Courmayeur. Bella regia, e del resto il regista aveva dimostrato la sua bravura in “Notturno Bus”, rara commedia italiana stravenduta all’estero.

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