TI GUARDO

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Da parecchi anni fa coppia fissa (cinematografica: ormai anche il regista e la sua musa scavalcano le differenze di genere) con il cileno Pablo Larrain. Sotto la sua direzione, Alfredo Castro è stato il maturo ballerino sfigato e solitario che imita i passi di John Travolta in “Tony Manero”. Siccome siamo nel Cile di fine anni Settanta, la palla di specchiettini deve farsela in casa, fracassando uno specchio, e pure la pedana di mattonelle luminose (è l’unica scena del film che resta in mente, per la sua concretezza pop, mentre il nostro uccide per coronare il suo sogno). Alfredo Castro è stato il trascrittore di autopsie in “Post Mortem”, lavoro che sarebbe tranquillo, se non fossimo nel 1973, e i cadaveri si ammucchiano all’obitorio in maniera impressionante (del colpo di stato non si parla, è consuetudine dei film sudamericani alludere sempre). E’ stato un prete pedofilo in “Il club”, film di impegno & denuncia che si potrebbe lanciare con slogan da settimanale popolare come “Le notti brave dei sacerdoti” oppure “Preti all’assalto dei ragazzini”. E in tutti questi film – compreso il tradimento con Daniele Ciprì per “E’ stato il figlio” (dal romanzo di Roberto Alajmo) – l’attore non si è lasciato sfuggire mai un sorriso. D’accordo, c’è il tragico passato del Sudamerica. D’accordo, c’è il desiderio di leggere sulle recensioni “un’intensa interpretazione di Alfredo Castro” (come da noi accade con Alba Rohrwacher, qualsiasi cosa faccia). Resta la curiosità: un bravo attore non dovrebbe saper far tutto? Quando abbiamo visto “No – I giorni dell’arcobaleno” non abbiamo riconosciuto né lui né il regista, sempre alle prese con la storia cilena ma in un momento meno drammatico. Per dire che, se non vi piace la fissità di Alfredo Castro, questo film venezuelano vincitore del Leone d’oro all’ultima Mostra del Cinema di Venezia vi risulterà noioso come è risultato a noi (spiace anche per Guillermo Arriaga, che ha scritto il racconto, sbrigando perà la faccenda con meno indugi). Per pari opportunità, dobbiamo riferire che molti hanno trovato interessante e artisticamente ben costruita la storia dell’odontotecnico che segue i ragazzini per le strade di Caracas, li paga, li fa spogliare e però non li tocca, li guarda e si sbottona i pantaloni. Non tutti sono così compiacenti, il giovanotto criminale Ender all’inizio si ribella. Poi si fa prendere dal gioco degli sguardi e degli inseguimenti.

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