IL LABIRINTO DEL SILENZIO

IL LABIRINTO DEL SILENZIO

Lo stato contro Fritz Bauer” era un film presentato l’estate scorsa al Festival di Locarno. Il regista Lars Kraume, anche sceneggiatore con Olivier Guez, raccontava la storia del procuratore generale tedesco che fece arrestare e processare, con l’aiuto del Mossad, Adolf Eichmann (dando a Hannah Arendt, cronista giudiziaria, lo spunto per raccontare la “banalità del male”). Fritz Bauer torna in questo film di Giulio Ricciarelli, regista milanese di nascita ma tedesco per tutto il resto, e dunque professionale: nella scelta del tema, nella sceneggiatura, nella direzione degli attori. Niente guizzi, niente sbagli, solo un po’ di lungaggini, e la storia non ne aveva bisogno per risultare drammatica. Negli anni Cinquanta del cancelliere Konrad Adenauer, nessuno vuole ricordare il passato nazista. Quando un sopravvissuto a Auschwitz riconosce in un maestro di scuola il suo aguzzino prima nessuno gli crede, e poi nessuno trova il fatto scandaloso, erano soldati e i crimini sarebbero caduti in prescrizione. Stanno dalla sua parte solo un giornalista – Thomas Gnielka, altro personaggio del film preso dalla cronaca – e un giovane procuratore a cui il padre, caduto nel 1945 sul fronte orientale, aveva raccomandato “fai la cosa giusta”. All’ufficio multe è difficile distinguersi, verrà promosso alle indagini su Auschwitz: i pochi sopravvissuti non sono in grado di nominare una per una le vittime, i carnefici hanno tutto l’interesse a farsi dimenticare, ben insediati nell’apparato statale e politico. Perfino il giovane procuratore (messo insieme mischiando vari personaggi realmente esistiti) non aveva mai sentito parlare di Auschwitz. Quando per documentarsi cerca una guida della Polonia in biblioteca gli dicono “a che serve, da quelle parti non va mai nessuno”. Grazie a Fritz Bauer e ai suoi collaboratori, nel 1963 si tenne il processo di Francoforte: 200 testimoni per 19 imputati, quasi tutti condannati. Il film diretto da Guido Ricciarelli anticipa la Giornata della Memoria. Dal 25 al 27 gennaio si potrà vedere nelle sale “The Eichman Show - Il processo del secolo”: il regista Paul Andrew Williams, con l’attore Martin Freeman, documenta il lavoro per trasmettere il dibattimento in tv. Il 21 esce “Il figlio di Saul” diretto dall’ungherese Laszlo Nemes, probabile vincitore dell’Oscar come miglior film straniero.

 

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