IRRATIONAL MAN

IRRATIONAL MAN

Woody Allen il nichilista. Stavolta senza bisogno di nasconderlo nelle pieghe della sceneggiatura come fece in “Match Point”, il film londinese che segnò la sua prima rinascita. Al centro di “Irrational Man” troviamo un professore di filosofia, mestiere che dà ampia facoltà di citare Kierkegaard, Hanna Arendt, Schopenauer, Kant e naturalmente Friedrich Nietzsche, l’uomo che baciava i cavalli. Non c’è più bisogno di lasciare su un tavolinetto “Delitto e castigo”, per suggerire allo spettatore ancora sintonizzato sulla battuta “Vorrei essere il collant di Ursula Andress” che abbiamo fatto l’upgrade. La rinascita numero uno ebbe miserevole fine con i film più turistici del regista “Vicky Cristina Barcelona” e “To Rome with Love”. Tornato negli Usa, con “Blue Jasmine” ha ritrovato lo spunto (80 anni e 45 film peseranno pure a lui, potrebbe ripensarci e pagare uno psicoanalista, invece di usare il set e la sala di montaggio come Prozac). “Magic in The Moonlight” era sciocco, “Irrational Man” si lascia vedere, tenendo presente però che molte battute già le avete orecchiate. Il professore – Joaquin Phoenix con pancetta – ha la sua bella crisi. Tenta di alleviarla una studentessa brillante che se lo mangia con gli occhi, passeggiando e scomodando più filosofi del necessario. Meno platonica la relazione con una collega sposata (Parker Posey ormai in modalità casalinga, dalla ragazza che in “La casa del sì” di Mark Waters era ossessionata da Jacqueline Kennedy sono quasi passati  vent’anni). Serve qualcosa di forte. Non il viagra mandato giù con il whiskey, ma una vecchia conoscenza della filosofia e della letteratura. Suggerimento: ripensate a “Nodo alla gola” di Hitchcock, e ai cattivi studenti che male interpretano le parole del professore sul superuomo. I risultati si notano: “Dov’è finito il filosofo? Sembravi l’uomo della caverne”, commenta l’amante sposata dopo che la cura – sempre la vecchia conoscenza di cui si parlava prima – ha fatto il suo effetto. Non sempre l’upgrade funziona. Era molto meglio il tormentone di “Pallottole su Broadway”, “ma tu in me ami l’uomo o l’artista?”. Funziona invece il mestiere: Emma Stone è incantevole, Joaquin Phoenix fa il meglio che può davanti alla lavagna, le situazioni non sono originali ma ampiamente collaudate, il finale offre qualche brivido.

 

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