FRANCOFONIA – IL LOUVRE SOTTO OCCUPAZIONE

FRANCOFONIA – IL LOUVRE SOTTO OCCUPAZIONE

La tempesta, il naufragio, la zattera, il relitto sono sempre a portata di mano per suggerire disastri culturali (di peggio c’è solo il Titanic, con l’orchestrina che sul ponte continua a suonare – eseguendo gli ordini peraltro – ragtime e poi inni religiosi). Quando vediamo una nave tra i flutti, e ascoltiamo la voce del regista russo che dialoga con il capitano coraggioso, già viene voglia di una benda in testa, anche un bel casco farebbe al caso, per non essere feriti dalle metafore. Il naviglio trasporta opere d’arte. Peggio che mai, sempre metaforicamente parlando: dal panorama delle catastrofi acquatiche mancava giusto l’arca. Solo lo spettatore cinico si chiede a questo punto come mai le opere d’arte siano finite in quel container e sul quel mercantile, da dove sia partito e dove intende approdare. Paiono domande impertinenti in un film che celebra la nostra identità europea, il nostro patrimonio artistico, il fatto che nei musei possiamo guardare negli occhi gli antenati. Un russo che difende l’identità europea suona un po’ strano, in effetti, e un sobbalzo lo procura: ma come dimostrano le recensioni che inneggiano al capolavoro, non sta bene fare l’esame del DNA a chi viene in soccorso, e ribadisce la grandezza del nostro passato. Ma va ricordato che il poeta nazionale Pushkin era di origini africane – con i basettoni e la pelle scura appare in “L’arca russa”, girato da Alexander Sokurov dentro l’Hermitage (per restare in tema di francofonia, Alexandre Dumas aveva una pettinatura afro e sangue haitiano). Va ricordato che lo zar Pietro il Grande, quando volle una capitale rivolta all’Europa fece costruire San Pietroburgo, e che sulla questione anche ora non esistono certezze, solo tanti discorsi sulla grande anima russa. Accantonato per un po’ il mercantile in balia dei marosi, e una comunicazione via radio ai minimi dell’ascoltabilità, si entra al Louvre. Dopo le immagini di repertorio, l’obbligatoria “Zattera della Medusa” dipinta da Théodore Géricault, entrano il conservatore del Museo e l’uomo incaricato da Hitler di fare l’inventario e portare in Germania il meglio. Sappiamo che non accadrà, ma avere nemici che rispettano le opere d’arte non li rende meno nemici. Scendono dai quadri Marianna e Napoleone. Il film è stanco, noioso, nostalgico, irritante. Solo gli attentati del 13 novembre a Parigi potevano farlo diventare una bandiera.   

 

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