QUEL FANTASTICO PEGGIOR ANNO DELLA MIA VITA

QUEL FANTASTICO PEGGIOR ANNO DELLA MIA VITA

I film da vedere questa settimana (oltre a “Belle & Sebastien-L’avventura continua”, cani e bambini fanno sempre spettacolo) sono uno ambientato nei Balcani in guerra, l’altro al capezzale di una ragazza con la leucemia. Arrivano con due titoli fuorvianti, il primo per filologia (“Perfect Day”, voluto dal regista spagnolo Fernando León de Aranoa, vedi articolo a fianco) e il secondo per volere del distributore italiano, che ha deciso di togliere di mezzo la ragazza moribonda. L’annus horribilis potrebbe esser colpa dei brufoli, come nelle rassicuranti camerette dei film adolescenziali nostrani, massimo spauracchio la maturità. Va detto che a temere la malattia sono solo gli adulti che hanno dimenticato “Love Story”, inteso come romanzo di Eric Segal, come film con Ryan O’Neal e Ali MacGraw, come fornitore di massime (“amore significa non dover mai dire mi spiace”: sempre meglio dell’offesa seguita dal dialogo). Gli adolescenti ormai – lo certifica la lista dei loro bestseller – leggono solo di malattie e di morte, o semmai di eroine che rischiano la vita combattendo nell’arena. “Io e Earl e la ragazza moribonda” non avrebbe spaventato gli spettatori di Alfonso Gomez-Rejon, texano di Laredo che fu assistente di Nora Ephron, Ben Affleck, Martin Scorsese e ha diretto episodi di “Glee” e di “American Horror Story”. Né avrebbe spaventato i lettori del romanzo di Jesse Andrews, uscito da Einaudi Stile Libero con lo stesso titolo. Di rado la voce narrante funziona, per personaggi che hanno il loro modo di parlare e vedere il mondo (ecco perché Salinger non volle mai cedere i diritti cinematografici del Giovane Holden e della sua “infanzia schifa”). Qui funziona benissimo, nella versione originale almeno, e siamo sicuri che gli adolescenti di riferimento avrebbero eroicamente affrontato i sottotitoli. Nell’inferno chiamato liceo, il disadattato Greg si diverte solo a rifare con il suo amico Earl i classici del cinema, come “Sockwork Orange”, “Arancia meccanica” con soli calzini in scena (uno spasso, assieme a una perfetta imitazione di Werner Herzog). Finché la mamma gli impone di visitare la malatina della porta accanto. “Zero lezioni di vita, zero piccole verità sull’amore, zero momenti in cui abbiamo capito di aver abbandonato l’infanzia per sempre”, promette il romanzo. Il film aggiunge una sapiente regia, senza mai un falso tono.

 

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