Dio esiste e vive a Bruxelles

Dio esiste e vive a Bruxelles

Dio esiste e fuma Pall Mall”. Era una vecchia copertina di Hara-Kiri – “Journal bête et méchant”, specificava il sottotitolo (lo aveva suggerito la protesta di un lettore incazzato: “non siete solo stupidi, anche cattivi”). Fondato nel 1960, dieci anni dopo ne fu vietata l’esposizione nelle edicole e la vendita ai minorenni: aveva ironizzato sulla morte di Charles De Gaulle, collegandola a un disastroso incidente avvenuto quindici giorni prima in una discoteca. La settimana dopo era di nuovo in edicola, ribattezzato “Charlie Hebdo”. Assieme a Roland Topor, facevano parte del gruppo Cabu e Wolinsky, entrambi morti nell’attentato del gennaio scorso. Al Dio tabagista di Hara-Kiri (disegnato secondo iconografia, pacchetto di sigarette a parte) si ispira il Dio ciabattone di questo film. In mutande, canottiera, lurida vestaglia beve birra, strapazza la moglie Yolande Moreau sempre attaccata all’aspirapolvere, davanti a un vecchio computer cerca di far dispetti all’umanità. I soliti: il pane che cade sulla moquette dalla parte imburrata, il telefono che suona quando entriamo nella vasca da bagno (gag superata dai cellulari: Dio non è tanto aggiornato, e l’originario spirito di Hara-Kiri parecchio diluito). I discorsi di suo figlio Gesù, spiega il furioso papà, erano iniziative non autorizzate. Bruxelles è un accidente, serve ad aggiungere qualche battuta sui belgi: il film era alla Quinzaine des Realisateurs di Cannes lo scorso maggio, nessun riferimento allo stato di emergenza, meno sviante il titolo originale “Le tout nouveau Testament”, “Il nuovo nuovo testamento”. Scopriamo che oltre al celebre rampollo esiste anche una figlia piuttosto sveglia, in rotta con papà. Per vendicarsi, la ragazzina manda a tutti gli abitanti della terra – tramite sms, vabbè, consideriamola una sciatteria poetica – la data di scadenza: morirai il giorno tale, dell’anno tale, all’ora tale. E se ne va in giro per vedere l’effetto che fa, mentre provvede al casting per otto nuovi apostoli. Lo spirito satirico e blasfemo, sempre più diluito con l’avanzare del (troppo lungo) film, immagina un mondo senza Dio ma insopportabilmente New Age. Nel tempo che resta, ognuno insegue le sue passioni, se è il caso innamorandosi e convivendo con un gorilla comprato al circo. La partaccia tocca a Catherine Deneuve, che eroica recita le sue battute come se fosse in un film più sensato.

 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi