A bigger splash

A bigger splash

Il regista non perde occasione per ribadire che i critici italiani non lo capiscono, mentre gli americani colgono ogni sfumatura dei suoi film. Ha le prove: le recensioni made in Usa del suo film precedente – “Io sono l’amore” – vanno da “capolavoro” a “capolavoro imperdibile” (a leggerle, non sembrava neppure di aver visto lo stesso film, un dramma dei quartieri alti dove la signora si toglie un capriccio con il cuoco). Può darsi che i ciechi siamo noi. Ma nessuno ci toglierà dalla testa che i newyorchesi in coda da Eataly la domenica mattina abbiano battuto le mani per scampato pericolo: dopo tanti borgatari e precari, finalmente il lusso, la ricchezza, Villa Necchi Campiglio nella sua leggiadria anni Trenta disegnata da Piero Portaluppi, con piscina per una svolta thriller. Ricchi, con vestiti eleganti e molto tempo libero da trascorrere a Pantelleria sono anche i magnifici quattro di “A Bigger Splash”. Torna la villa con piscina, sempre utile per un colpo di scena drammatico: non di sole ricottine calde artigianalmente preparate dalla massaia locale vive un film, per quanto a vocazione turistica. Non si saprebbe definirlo altrimenti, pazienza per qualche serpentaccio che dal baobab cade sulla tavola apparecchiata, subito afferrato e ributtato nella giungla dal coraggioso di turno (a Pantelleria sarebbe macchia mediterranea, d’accordo, ma nella scena vediamo una lussureggiante vegetazione tropicale). Quattro attori strepitosi – Ralph Fiennes che si fa anche un balletto, Tilda Swinton muta per i postumi di un’operazione alle corde vocali, il bisteccone belga Matthias Schoenaerts, Dakota Fanning senza le manette di “50 sfumature di grigio” – in rovinosa combinazione. Una rockstar in convalescenza assieme al giovane amante dalle ambizioni artistiche, tranquilli e un po’ annoiati finché – con la figlia sempre meno vestita del dovuto, di cui peraltro ha ignorato a lungo l’esistenza – si presenta il produttore ed ex compagno di lei. Il serpente nel paradiso terrestre era già stato annunciato, pronto si insinua con il suo veleno. L’esile trama viene da “La piscina” di Jacques Deray – con Alain Delon e Romy Schneider: altra bella gente con molto tempo libero. Rompono l’incanto – e irritano lo spettatore che per un po’ si era anche divertito – gli immigrati e il ridicolo maresciallo dei carabinieri Corrado Guzzanti.

 

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