SANGUE DEL MIO SANGUE

SANGUE DEL MIO SANGUE

Questa recensione è caricata a salve. Motivo: non sappiamo se volerne di più a Marco Bellocchio, che ha giustapposto due filmini girati per diletto dalle parti di Bobbio aspettando di vedere – come diceva Jannacci – “l’effetto che fa”. Oppure se volerne di più alla critica che ha elevato la (modestissima) somma delle parti a capolavoro utile per illustrare lo stato presente dei costumi degli italiani, non senza evocare i personali fantasmi del regista. Abbiamo detto giusto? Speriamo di sì: da tanto ci esercitiamo nell’imitazione dei colleghi più affezionati di noi al cinema italiano, prima o poi riusciremo a riconoscere i capolavori nascosti e a sgridare gli spettatori che escono dalla sala imprecando. Era successo – in misura minore – con un altro film italiano a Venezia, “L’attesa” di Piero Messina: a leggere le recensioni, non sembra neanche lo stesso film che abbiamo visto noi. Nel “Sangue del mio sangue” che abbiamo visto noi, Bellocchio junior – Pier Giorgio, si chiama – passa dalla costumista per vestirsi da cavaliere del Seicento e bussa alla porta di un convento chiedendo sepoltura cristiana per il fratello suicida. Di ritorno a casa viene insidiato da due vergini – una era l’intensa Alba Rohrwacher. Al convento, la monaca accusata di stregoneria veniva sottoposta a prove: incatenamento nell’acqua gelida, poi un bel rogo. Abbiamo avuto la tentazione di suggerire: “Portatela a vedere questo film di Bellocchio, confesserà ogni cosa”. La monaca di Bobbio, per fisico e pettinatura, sta tra Ingrid Bergman e Renée Falconetti in “Giovanna d’Arco” di Carl Theodor Dreyer (qualche citazione dalla storia del cinema male non fa). Nella seconda parte, il vampiro Roberto Herlitzka ha il mal di denti, e va a farseli curare da un Toni Bertorelli più spettrale di lui. Il regista infatti oltre alla famiglia vera – o si chiamano Bellocchio, o si chiamano Mai – ha riunito la sua famiglia di attori (che però, suvvia, uguali come sono da un film all’altro tecnicamente sarebbero caratteristi). Un coro canta “Tapum Tapum” (c’erano vampiri negli alpini? gli alpini son tutti vampiri? qualcuno sciolga il mistero). Il dentista si lamenta: “Tutti adesso vogliono la fattura, anche i contadini che una volta pagavano con i polli”. Questa la sappiamo, per averla letta in un’intervista: “E’ il potere democristiano che ha succhiato sangue all’Italia”.

 

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