FOCUS - NIENTE È COME SEMBRA

C’era una volta – ma proprio una volta, parlando di cinema: era il 1932.

FOCUS - NIENTE È COME SEMBRA

C’era una volta – ma proprio una volta, parlando di cinema: era il 1932. C’era una volta un film di Ernst Lubitsch intitolato “Mancia competente” (l’originale, “Trouble in Paradise”, era più invitante, con il tocco inconfondibile del regista già nei titoli di testa: “Trouble in” erano le prime parole sullo schermo, seguite da un letto, e poi arrivava “Paradise”). Poco dopo, la bella truffatrice Miriam Hopkins incontra un fascinoso ladro di gioielli: come corteggiamento lui le sfila la giarrettiera, e lei gli sottrae l’orologio. La prima scena di “Focus” non è originale e dimostra tutti gli anni che ha, eppure risulta la migliore del film: il truffatore e ladro con destrezza Will Smith insegna il mestiere a Margot Robbie (se avete dimenticato il nome, ricorderete certamente il tubino rosa e le scarpe con i tacchi che aveva addosso in “The Wolf of Wall Street”). Nel film di Lubitsch i due erano pari, tanto per cominciare, cosa che fa una bella differenza: invece di sventolare le mimose odoranti di marcetto sarebbe meglio badare alla sostanza delle cose. tr i due criminali d’oggi c’è il feeling, c’è un talento da educare, c’è il colpo grosso da mettere a segno, c’è una banda addestrata. Uno segnala, il secondo distrae, il terzo infila le mani nelle tasche o nelle borse e si libera subito della refurtiva lanciandolo al quarto. Ficarra & Requa sono i registi di “Babbo bastardo” e stanno lavorando a una commedia di guerra ambientata in Afghanistan, “The Taliban Shuffle” con Tina Fey. Speriamo riesca meglio di “Focus”. E' vero, gli standard sono alti, difficile competere con “La casa dei giochi” di David Mamet o il recente “American Hustle - L’apparenza inganna” di David O’Russell. Colpa grave, quasi un autogol: i registi e gli sceneggiatori non applicano le regole utili per carpire la fiducia, identiche in materia di truffe e in materia di fiction. Non distraggono l’attenzione dello spettatore dai punti deboli, non sono veloci e di mano leggera come un borseggiatore, nel dubbio aggiungono trame e personaggi, al punto che i comprimari sono più interessanti dei protagonisti (cosa potrà succedere tra loro, dopo aver accertato che l’amore è nemico del lavoro ben fatto?) Se in otto si agitano goffamente per avere la nostra fiducia e si muovono poco decisi, un sospetto viene a chiunque. E finisce che il portafogli riusciamo a tenerlo nelle tasche.

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