EXODUS – DEI E RE

Una piaga ne genera un’altra, non manca il sapientone che spiega le calamità con la scienza del tempo. Ridley Scott ha raffigurato Dio come un ragazzino.

EXODUS – DEI E RE

Una piaga ne genera un’altra, non manca il sapientone che spiega le calamità con la scienza del tempo. Ridley Scott ha raffigurato Dio come un ragazzino, che appare la prima volta nei pressi del roveto ardente e poi accusa Mosé di scarsa propensione alla guerra (il trovatello cresciuto alla corte del Faraone vorrebbe in prima battuta affamare il popolo egiziano, perché si ribelli contro il potere, quindi incendia i granai e affonda le navi da carico). Pur discendendo direttamente dalla volontà divina, le sciagure hanno una loro consequenzialità. Questo era l’ordine del regista, il responsabile degli effetti speciali ha eseguito, badando a non essere troppo cruento: c’era il rischio che il film risultasse vietato ai minori, con gravi ripercussioni sugli incassi (preoccupazione ipocrita, visto che le calamità culminano con l’uccisione dei primogeniti d’Egitto, ma Peter Chiang ha eseguito senza fiatare). La trasformazione dell’acqua del Nilo in sangue viene dai famelici coccodrilli (fabbricati al computer) che attaccano i pescatori. Dal fiume scompare ogni forma di vita, quindi le rane affamate (400 vere, le altre finte che erano più vispe nel saltello) cercano cibo sulla terra. Muoiono le rane, arrivano mosche e locuste, e via con le altre tappe dell’ira di Dio. Il Faraone si copre di pustole, come tutta la corte. Quando si ritrova il primogenito trasformato in una mummietta – una delle scene più kitsch in un film che il kitsch lo coltiva fin dall’apparizione del faraone padre John Turturro con gli occhi neri di kajal – prima cede, e poi passa all’inseguimento degli ebrei fuggitivi (gli avevano costruito le Piramidi, erano schiavi da 400 anni, si capisce la strenua resistenza). Ramses, il Faraone figlio cresciuto assieme a Mosé – hanno in regalo due spade gemelle, prima di duellare con lo tsunami sullo sfondo – ha calzari e bracciali e collane in sovrannumero. “Exodus” non sta tra i film più riusciti di Ridley Scott: “Il gladiatore” era più trascinante, “American Gangster” era più originale, qui a tratti spuntano i colossal biblici anni 50 e 60, e non v’è certezza che siano citazioni e non ingenuità. Ma qualche piacere colpevole e di secondo grado lo procura. Le scene d’azione in 3D sono splendide e movimentate, il cast è sfarzoso come il palazzo del faraone, il viceré corrotto pare preso a prestito dalla “Salomé” di Carmelo Bene. 

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