IL RAGAZZO INVISIBILE

Il pregio sta nella sfacciataggine. Una storia di supereroi da fumetto, con effetti speciali basic.

IL RAGAZZO INVISIBILE

Il pregio sta nella sfacciataggine. Una storia di supereroi da fumetto, con effetti speciali basic (i diavoli apparivano e sparivano – bastava fermare la macchina da presa e chiedere all’attore di spostarsi – già nei filmini di Georges Méliès deliziosamente ricostruiti da Martin Scorsese in “Hugo Cabret”). Un ragazzino nell’età della crescenza scopre di poter diventare invisibile, grazie a un pigiama color cacca con mantellina in tinta, comprata per cinque euro in un negozietto cinese di Trieste (i bulli gli hanno rubato i 50 euro necessari per un costume più acconcio). Si lava i denti, nello specchio vediamo solo spazzolino e accappatoio. Entra nello spogliatoio delle ragazze e dopo essersi lustrato gli occhi un asciugamano ne rivela la sagoma. Il cellulare vola nell’aria, una sciarpa in faccia serve per non farsi notare in classe. Bastano un cappello e gli occhiali carnevaleschi con il naso e i baffi di Groucho Marx per rivelarne la presenza. C’è anche quel po’ di azione indispensabile, a bordo di una nave, e un disegno criminale che prende le mosse da un disastro nucleare in terra russa. Sfacciataggine e ingenuità: ma del resto le storie di supereroi così funzionano, non è detto che gli effetti speciali fracassoni e l’eccesso di realismo aiutino a sospendere l’incredulità: credevamo a Batman anche quando la sua tuta non aveva i pettorali scolpiti sul torace. Il difetto sta nel cinema italiano. Non son passati cinque minuti che il biondino Michele malmenato dai bulli (ma gli insegnanti dove sono in una scuola dove tutti sembrano avere appena concluso con profitto un corso di dizione, parlano per frasi complete e mai dialettali o gergali?) già fa sapere allo spettatore che si sente invisibile. Capisce di avere un potere, e voilà, viene inquadrato un fumetto e circolettata la frase “grandi responsabilità”. Figlio di una poliziotta, vive in una casa che una madre single non potrebbe permettersi, e naturalmente è innamorato della compagna di scuola gattamortina (da grande diventerà Margherita Buy). Borsino degli attori italiani. Bene Valeria Golino, anche se conduce le indagini con voce suadente da regina del sesso. Male Fabrizio Bentivoglio: sembra essersi convinto, da un po’ di film a questa parte, che la lentezza trasmette intensità, Quindi scandisce e articola come se avesse imparato la fonetica delle battute in una lingua non sua.

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