I PINGUINI DI MADAGASCAR

Quando Arnold Schwarzenegger nei film per grandi menava le mani e proponeva come unica sfida intellettuale allo spettatore la conta dei cadaveri, i film per bambini erano già intelligenti come “Toy Story”.

I PINGUINI DI MADAGASCAR

Quando Arnold Schwarzenegger nei film per grandi menava le mani e proponeva come unica sfida intellettuale allo spettatore la conta dei cadaveri, i film per bambini erano già intelligenti come “Toy Story” (correva l’anno 1994, “Toy Story 4” è stato da poco messo in cantiere, uscirà nel 2017). Non erano per bambini, a dire il vero, e neppure lo sarà il prossimo film della Pixar, “Inside Out”: viaggio nella testa di una ragazzina, tra cinque personaggini – Rabbia, Paura, Gioia, Disgusto e Tristezza – che combattono per i predominio, sprizzando intelligenza e invenzioni già nei tre minuti del trailer. “Per bambini” qui abbrevia la formula “per chi i film di animazione non li va a vedere, se non costretto o accompagnato da figli o nipotini”. Sprizza intelligenza anche questo spin-off dalla saga animata “Madagascar”: i pinguini di contorno alle avventure del leone, della zebra, della giraffa e dell’ippopotama che lasciavano lo zoo di New York per una vita selvaggia in Africa erano così ben riusciti da meritarsi un film tutto loro (ecco spiegato il titolo un po’ goffo). Comincia facendo il verso a “La marcia dei pinguini”, nella versione originale il documentarista aveva la voce di Werner Herzog, che dalle caverne con graffiti ai grizzly ai carcerati nel braccio della morte ha filmato un po’ tutto. Grande ma non unico doppiatore d’eccezione: il rivale-amico dei pinguini, un lupo siberiano che si fa chiamare “Classified” e comanda la squadra d’assalto “Vento del nord” (assieme a lui una foca e un orso tutto entusiasmi e mossette) era Benedict Cumberbatch. Va detto, almeno stavolta, che il doppiaggio non fa fremere di rabbia, occupati come siamo a ridere per la battuta appena ascoltata cercando di non perdere la successiva. E va detto che i pinguini, oltre a sfottere tutti i film sui pinguini e a fare scempio dei Cinque Cicloni specialisti di arti marziali visti in “Kung Fu Panda”, usano a proposito il termine “analogia” (per quei giri di frase che chi lamenta l’idiozia delle nuove generazioni usa etichettare come “metafora”). I pinguini sono intelligenti e vogliono salvare il mondo (dei pinguini e non) da una piovra che si maschera da scienziato pazzo, per vecchie gelosie da acquario. Son pronti a tutto, anche a travestirsi da sirenetti o da musicanti tirolesi, per sfuggire al malefico raggio che li trasformerà in mutanti mostriciattoli. 

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