CHI E’ DAYANI CRISTAL

CHI E’ DAYANI CRISTAL

L’ultimo numero di Vanity Fair americano celebra Angelina Jolie e il suo impegno umanitario; le lodi della cronista di guerra Janine di Giovanni si estendono al guardaroba sfoggiato durante le missioni: pantaloni a sigaretta, ballerine, blusa di seta. Gael García Bernal non ce la farà mai a eguagliarla: in “Chi è Dayani Cristal” – nelle sale un anno dopo la presentazione al Festival di Roma – lo vediamo (moderatamente) malvestito e (moderatamente) arruffato, per non dar troppo nell’occhio quando sale sui treni merci e dorme nei dormitori pubblici, giusto un cartone per poggiare la testa. In un esperimento di cinema-verità, ideato e condotto assieme al regista Marc Silver, indaga su un cadavere mezzo decomposto trovato dalla polizia nel deserto di Sonora, in Arizona. Quasi sicuramente un clandestino arrivato dal Messico, come schiere di poveracci senza documenti. Unico segno di riconoscimento, sotto la maglietta stazzonata, il tatuaggio Dayani Cristal. Da qui parte l’indagine, interrogatorio dopo interrogatorio, cercando le persone che hanno incrociato lo sventurato, probabilmente padre di famiglia. Intanto Gael García Bernal (nato a Guadalajara nel 1978) si mette sulle tracce dei messicani meno fortunati di lui. Non giudichiamo le buone intenzioni, il fatto è che la videocamera non mente: pare difficile che un giovanotto con la faccia di Gael García Bernal possa girare il Sudamerica seguito da un operatore senza suscitare curiosità e rovinare il gioco. All’opposto – una notte inventata dallo sceneggiatore sulla base di un fatto vero, e non uno qualunque: la mancata distruzione della Ville Lumière, dopo che Hitler aveva fatto minare i ponti al grido di “se non sarà mia non sarà di nessuno” – troviamo “Diplomacy – Una notte per salvare Parigi” (in sala dall’altro ieri) Dirige Volker Schlöndorff, il più francese tra i registi del nuovo cinema tedesco (Rainer Werner Fassbinder, Werner Herzog, Wim Wenders già allora distanziato di molte lunghezze). Da una pièce di Cyril Gely, fatta risplendere al cinema dagli stessi attori che la recitarono in teatro: Niels Arestrup nella parte del generale Von Choltitz, insediato all’hotel Lutetia, e André Dussollier nella parte del console di Svezia. Sbuca da una scaletta segreta, mette a segno il primo punto contro il nazista.

 

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