LA SCUOLA PIU’ BELLA DEL MONDO

Nord contro sud, conflitto che vince non si cambia.

LA SCUOLA PIU’ BELLA DEL MONDO

Nord contro sud, conflitto che vince non si cambia. Luca Miniero ha sbancato il botteghino con “Benvenuti al sud” (remake del campione di incassi francese “Bienvenue chez les Chtis”, diretto da Dany Boon con Kad Merad) e con “Benvenuti al nord”, variazione sullo stesso film francese (dal sud sbarcavano alla Stazione Centrale di Milano con una caffettiera gigante, come avrebbe potuto fare Totò, incuranti del fatto che ormai tutti trafficano con le cialde, e che le classiche situazioni da commedia fanno più ridere se ripulite dalla polvere del tempo). Insiste gemellando una scuola modello di San Quirico d’Orcia – ma ha ospitato le riprese la città di Montepulciano – con una scuola che nelle intenzioni dovrebbe stare ad Accra, nel Ghana. Il preside Christian De Sica pensa che i bambini neri affamati, laceri e scalzi siano una gran bella risorsa per mostrarsi sinceramente democratici e guadagnare punti con l’assessore di sinistra (il personaggio più attuale, purtroppo come al solito manca il decisivo affondo di cattiveria). Il bidello idiota, trafficando su internet, confonde Accra con Acerra, in Campania. Quando la classe arriva in Toscana, accompagnata dai professori Rocco Papaleo e Angela Finocchiaro, è troppo tardi per rimediare. Gli incolpevoli attori sono sciaguratamente consegnati ai loro soliti ruoli, in un copia&incolla dai rispettivi film precedenti: la bruttina che fa battute acide (ha avuto una storia con il preside che l’ha mollata) e il bruttino prigioniero delle sue mossette e della sua cadenza dialettale (gli riuscivano meglio in “Basilicata coast to coast”, non si è mai veramente ripreso dal tragico ballo della foca sanremese). Messo in moto il meccanismo, tutto procede secondo copione (di almeno dieci film già visti prima). Fa eccezione la sfilata dei cazzetti disegnati a turno, per scoprire la mano che ha tracciato il primo graffito osceno. Strappa una risata – a noi cinici, almeno – il tormentone delle oche che finiscono sotto le ruote del pullman. La scuola del sud ha la sala professori con vista sui cessi, e il ragazzino nero che fa avanti e indietro durante il collegamento internet innesca la commedia degli equivoci. Christian De Sica ha il sottopancia “sono stufo dei cinepanettoni, sto cercando un ruolo per rilanciarmi e abbandonare la maschera dell’italiano cialtrone”. Senza successo: anche il suo preside è tutto un copia&incolla. 

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