ANDIAMO A QUEL PAESE

Ormai lavorano da soli, senza regista. La prima volta fu nel 2011. Intitolato “Anche se è amore non si vede”, il film trasferiva la strana coppia siciliana a Torino.

ANDIAMO A QUEL PAESE

Ormai lavorano da soli, senza regista. La prima volta fu nel 2011. Intitolato “Anche se è amore non si vede”, il film trasferiva la strana coppia siciliana a Torino (strana coppia nel senso del comico: lo sfacciato e il timido, il combinacasini e il frenatore, i bruttino e il carino, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia). Francamente, non si avvertiva la differenza con il film precedente, “La matassa”. Anzi, mancavano i siparietti sull’infanzia che proprio non erano necessari, come intervallo tra scene più riuscite e contemporanee. Valgano come esempio i mafiosi che si scambiano pizzini con ritmi e battute da quiz televisivo. Lavorano da soli, ma il cinema lo conoscono. Sanno riprendere i classici, anche americani, e sanno volgere in parodia le scene da corteggiamento siciliano viste nelle immagini di Enzo Sellerio e di Pietro Germi, o lette nei romanzi di Vitaliano Brancati (per non spingersi fino a Giovanni Verga, che parlava di “ingravidabalconi” intendendo i conterranei). La femmina (straniera, perlopiù) entra al bar e tutti si girano. Fa la passeggiata sul corso, verso la messa domenicale, accompagnata dagli sguardi maschili che neppure la nutrita parentela a guardia della virtù riesce a smorzare. Solo che qui - a Monteforte dove i nostri si sono rifugiati per sopravvenuto licenziamento – le corteggiate son le anziane, titolari di pensione magari modesta ma sicura. Il paese ha la sua riserva aurea, da sfruttare senza pentimenti, in fondo anche le vecchie zie sono più felici se vivono in compagnia. Un paio di tentativi vanno a male – troppa cioccolata in letale combinazione con una scala – e finalmente Salvatore ha un’idea che non può non funzionare. Sulla trama, che fa respirare per la sua modernità (mica si può vivere in eterno di pieraccioni che incontrano belle turiste in una toscana cartolinesca senza mai un’antenna tv), Ficarra e Picone incastrano i loro duetti comici, più un tentativo di storia romantica. Sempre cercando la raccomandazione dell’onorevole, a cui si arriva con molti gradi di separazione, oppure con uno soltanto: la galera. Poiché la qualità di una commedia è anche fatta dai caratteristi, merita un applauso Francesco Paolantoni – nello schema comico: il Maresciallo dei Carabinieri napoletano in Sicilia, totalmente all’oscuro dei pettegolezzi. Una sola cosa gli riesce: cantare le serenate in precedenza storpiate da Valentino.

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