#SCRIVIMIANCORA

Resta appiccicato un po’ di zucchero, ma solo un pochino. Inevitabile, se pensiamo che il romanzo si deve a Cecelia Aherne, regina del romanticismo irlandese.

#SCRIVIMIANCORA

Resta appiccicato un po’ di zucchero, ma solo un pochino. Inevitabile, se pensiamo che il romanzo – stesso titolo senza hashtag, editore Rizzoli – si deve a Cecelia Aherne, regina del romanticismo irlandese. Dopo aver letto Jonathan Swift, romanticismo irlandese sembra una contraddizione in termini. Ma da quando il reverendo suggeriva di vendere i bambini poveri ai ricchi, come carne tenera e pregiata, il paese ha fatto molti passi avanti. Cecelia – scritto con due “e” – è la figlia del primo ministro irlandese Brian Aherne, nota a tutte le lettrici che se non piangono non si divertono per il romanzo “PS: I Love You” (le spettatrici che se non piangono non si divertono ricorderanno meglio il film con Gerard Butler e Hillary Swank). Pensatela come la risposta britannica a Nicholas Sparks e ai suoi messaggi nella bottiglia, ovvero “Le parole che non ti ho detto”: Luis Mandoki ne ricavò un film quando quando Robin Wright portava ancora i capelli lunghi ed era sposata con Sean Penn (c’era anche Paul Newman, un dolore vederlo). Così collocata la trama – lui e lei che si conoscono sui banchi di scuola, diventano amici del cuore, e sono sempre sfasati quando vogliono fare l’upgrade – e così collocata la scrittrice, “#scrivimi ancora” è una bella sorpresa. Resta appiccicato un po’ zucchero, ma il racconto è scanzonato e quasi cinico. Christian Ditter – tedesco – ha fatto tutto quel che era in suo potere per togliere le banalità, le sviolinate, le frasi da fotoromanzo. Una variazione su “Harry ti presento Sally...” e sulla questione “può un uomo essere amico di una donna?”, con due attori carini e provenienti entrambi da film su Biancaneve (sembra passato molto tempo, e con il senno di poi non si capisce l’accanimento sulla favola con i sette nani). Lily Collins, figlia del musicista Phil Collins, una laurea in giornalismo e un contratto come Mademoiselle Lancome nel curriculum, era Biancaneve nel film con Julia Roberts perfida regina, tanto ossessionata dalla bellezza che si faceva camminare i ragni in faccia. Sam Claflin era William il figlio del Duca in “Biancaneve e il cacciatore”: la fanciulla mandata nel bosco a morire – “riportami il suo cuore palpitante!”, ordina la regina Charlize Theron – era Kirsten Stewart. Hanno la chimica giusta.

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