SOAP OPERA

Bisognava assistere alla proiezione per la stampa del film, che ha aperto il festival di Roma, per capire come funzionano le dinamiche della critica italiana (o sedicente tale, blogger inclusi).

Bisognava assistere alla proiezione per la stampa del film, che ha aperto il festival di Roma, per capire come funzionano le dinamiche della critica italiana (o sedicente tale, blogger inclusi). Non si erano sentite tutte le risate che il film regala – bisogna esser privi di senso dell’umorismo, o molto addormentati, per non apprezzare “Ho scritto ‘ti amo’ sulla sabbia del gatto”, perdipiù nella lettera di un suicida. Un suicida in una commedia italiana? applausi al gigantesco passo avanti, si capisce che Alessandro Genovesi ha studiato dai britannici, dirigendo il remake di “La peggior settimana della mia vita” e “Il peggior Natale della mia vita”. Non si erano sentite le risate dovute, peggio è andata al momento dell’atteso – da noi almeno – applauso finale. Rari clap clap appena avvertibili, mentre era ben percepibile il disprezzo: “Che vergogna, aprire il festival con un film comico”. “Soap opera” è un film da ridere che fa ridere, cosa che nel cinema italiano accade raramente, quindi risulta imperdonabile e puoi solo sperare negli incassi. E’ anche un film non già visto e rivisto mille volte, che gioca con la messa in scena: son quattro appartamenti, vediamo un paio di volte lo spaccato del condominio con i personaggi dentro, intenti a complicarsi la vita, che è sempre un bello spettacolo. Osa un paio di colpetti di scena contemporanei (“cielo mio marito!” sarà anche un classico, ma poi viene a noia, invece nel finale si ricuperano situazioni altrettanto collaudate ma meno cinepanettoniche). Fabio De Luigi, lasciato da Cristina Capotondi, si consola con la prima che passa finché non annunciato arriva Ricky Memphis (uno dei tanti squilli di campanello che scatenano il girotondo). Ale e Franz sono due gemelli – eterozigoti – ricchi e solitari, o forse solo benestanti: il gilet di lana con le greche gareggia in orrore con il maglione con l’alce nel Natale di Bridget Jones. Chiara Francini (sempre una garanzia di bravura) abita al piano di sopra, fa l’attrice nei melodrammi in costume, e riceve uomini in divisa. C’è una pistola, la pistola spara, dirige le indagini il Maresciallo Diego Abatantuono (con dentatura smagliante da squalo). Unità di luogo e anche di tempo, le 48 ore prima di Capodanno. Difetti: bisognava scrivere – non scrivere meglio, proprio solo scrivere, hanno lo spessore della carta velina – i ruoli della tradita e della fidanzata del suicida.

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