BUONI A NULLA

Niente più vecchiette da ospitare e intrattenere a ferragosto, niente più pillole di viagra mandate giù con l’acqua dell’innaffiatoio, niente più passeggiate a Trastevere.

BUONI A NULLA

Niente più vecchiette da ospitare e intrattenere a ferragosto, niente più pillole di viagra mandate giù con l’acqua dell’innaffiatoio, niente più passeggiate a Trastevere. Gianni Di Gregorio continua però a puntar tutto sulla sua maschera, un po’ Jacques Tati e in questo caso molto impiegato pre-fantozzi. Funziona meglio come riferimento “Il posto” di Ermanno Olmi: erano gli anni del boom ed era un’azienda privata, prima di arrivare all’agognata scrivania il giovanotto passava un po’ di tempo nell’ufficio dei fattorini, mentre i genitori a casa trepidavano per la conquista del posto fisso. Gli unici oggi a contare su un posto che dura una vita sono alla soglia della pensione (se non ne godono già anticipatamente): così il nostro, che conta i giorni mancanti e passa il tempo schiacciando mosche in un ufficio ben collocato, dove si arriva a piedi da una casa ben collocata (tra gli inquilini, cameo dell’avvocato Giovanna Cau e del regista Ugo Gregoretti: lui mite, lei rompiscatole e contraria alla sigaretta elettronica). Sarebbero pochi giorni, diventano tre anni da trascorrere non più in centro ma negli uffici periferici, comodamente raggiungibili in metropolitana (il nostro ha l’aria di non esserci mai salito, come non ha mai usato un foglio excel, e altre diavolerie moderne che agevolano il lavoro d’ufficio). La moglie separata lo vorrebbe anche cacciare di casa, per farci abitare la figlia (“troppo grande, che ti serve, un’ora e mezzo di viaggio”). La consorte si è rifidanzata con un dentista-psicologo, che tra una carie e l’altra gli consiglia una bella arrabbiatura. La prima a farne le spese è la piantina fiorita, l’impiegato Di Gregorio le nega l’acqua e le stropiccia i petali: per la legge secondo cui la violenza sugli umani al cinema ormai non fa più impressione, ma un cane maltrattato anche per finta ci fa rabbrividire d’orrore, l’escalation verso il regno vegetale è un piccolo colpo di genio. Nel nuovo ufficio, il trasferito incontra la capa stronza (Anna Bonaiuto), l’impiegato con sciarpetta che le fa da schiavetto e forse da informatore (Felice Imparato), l’impiegata che scambia favori con una sbirciata alle tette (Valentina Ludovini). E il povero cristo che lavora per tutti: il bravissimo Marco Marzocca, già visto come spalla di Corrado Guzzanti in “Aniene”. La prima parte del film è più satirica e compatta, la seconda vien fuori più divagante, free style, autoironica.

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