I DUE VOLTI DI GENNAIO

Americani all’estero, come quasi sempre accade nei romanzi di Patricia Highsmith. Comincia così la saga di Tom Ripley.

I DUE VOLTI DI GENNAIO

Americani all’estero, come quasi sempre accade nei romanzi di Patricia Highsmith. Comincia così la saga di Tom Ripley, piccolo truffatore di New York arruolato dal ricco Mr Greenleaf perché gli riporti a casa il figlio che svacanza a Mongibello (Italia del sud, il nome è inventato dalla scrittrice texana che con il suo primo romanzo, “Sconosciuti in treno”, destò l’interesse di Hitchcock). Nel romanzo – “I due volti di gennaio”, Bompiani – incontriamo Chester e Colette a bordo della nave S. Gimignano (anche le brave scrittrici hanno le loro ingenuità) in vista del canale di Corinto. Nel film sono già in visita al Partenone, dove incontrano un altro americano che si arrangia come guida turistica nonché accompagnatore di miliardarie annoiate (lucrando sul cambio, anche, tanto il greco e il valore esatto della dracma nessuno li capisce). E’ il 1962, viaggiano vestiti da ricchi turisti: lino e cappello di Panama per lui, tubino per lei e all’occasione un bel paio di guanti, neanche una goccia di sudore per tutti e due. Guardiamo Viggo Mortensen e Kirsten Dunst, guardiamo Oscar Isaac – senza barba e chitarra, non sembra neppure lo stesso attore di “A proposito di Davis” diretto dai fratelli Coen. Sono splendidi tra le rovine, e pensiamo: se tutto il film rimane all’altezza del casting e del guardaroba, ci sarà da divertirsi. Non succede, purtroppo, per una fatale convergenza. “I due volti di gennaio” non è il romanzo migliore di Patricia Highsmith, che quando lavora al suo massimo racconta le complicità tra maschi come nessuno. Hossein Amini – aveva sceneggiato “Drive” di Nicolas Winding Refn a partire da un romanzo di James Sallis, i suoi primi lavori erano adattamenti da Henry James e da Thomas Hardy – è più bravo a scrivere che a dirigere. Colette guarda con troppa insistenza la guida turistica, il marito afferra con troppa insistenza la bottiglia, finché uno sconosciuto bussa alla porta, con qualche conto da regolare. E qui Viggo Mortensen, come nel film di David Cronenberg “A History of Violence” da gentiluomo si trasforma in killer. Purtroppo la guida turistica ha visto l’occultamento del cadavere, indecisa se denunciare tutto alla polizia o guadagnarci un po’ su. Il palazzo di Cnosso fa da sfondo a un altro colpo di scena. Depistare i poliziotti è sempre più difficile (e il dialoghetto finale edipico del tutto inutile).

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi