SIN CITY 3D – UNA DONNA PER CUI UCCIDERE

Non risponde ai criteri del Bechdel test, nato da battuta letta tempo fa in un fumetto con due lesbiche firmato Alison Bechdel. Per motivi che ancora stentiamo a capire, qualche mese fa è rispuntata in una serie di articoli lamentosi sui ruoli marginali che il cinema riserva alle donne.

SIN CITY 3D – UNA DONNA PER CUI UCCIDERE

Non risponde ai criteri del Bechdel test, nato da battuta letta tempo fa in un fumetto con due lesbiche firmato Alison Bechdel. Per motivi che ancora stentiamo a capire, qualche mese fa è rispuntata in una serie di articoli lamentosi sui ruoli marginali che il cinema riserva alle donne. All’improvviso tutti si son messi a controllare se un certo titolo aveva almeno due donne con ruoli parlanti e non decorativi; l’altra condizione chiedeva che le due signore non parlassero di uomini (Jane Austen sarebbe bocciata all’esame, tanto vale dirlo subito). Non risponde neppure ai criteri, più andanti, di chi pensa che il cinema amico delle donne debba sfoggiare avvocatesse, chirurghe, capitane d’industria (una sfilata che a noi ricorda le Barbie con lo stetoscopio, la valigetta diplomatica, la tuta da astronauta). E trascura l’impatto di “Hunger Games”, dove un’adolescente guerriera si fa carico di un compagno di squadra imbranato e riesce a sfruttare un reality show per far scoppiare la rivoluzione. Non risponde ai desiderata progressisti, ma è la femmina più fantastica che abbiamo visto sullo schermo da un bel po’. Eva Green – nel film tratto dai fumetti di Frank Miller si chiama Ava Lord – è la quintessenza della femme fatale. Un po’ di Barbara Stanwych: in “La fiamma del peccato” fa uccidere il marito dall’amante Fred MacMurray, giusto l’assicuratore che le aveva proposto una polizza sulla vita. Un po’ di Lana Turner, in “Il postino suona sempre due volte”. Un po’ di Kathleen Turner, sublime manipolatrice in “Brivido caldo” di Lawrence Kasdan. Ava Lord ha un marito miliardario, un autista-guardia del corpo che per lei si fa torturare, e un ex amante con la faccia di Josh Brolin, new entry assieme a Joseph Gordon-Levitt in un cast che ricupera dal primo “Sin City” Mickey Rourke, Jessica Alba, Rosario Dawson. Recita con tutti e tre, racconta bugie, si atteggia a fanciulla innocente quando le torna comodo, fa la vamp con il poliziotto incaricato delle indagini. Il film usa il fumetto in bianco e nero come storyboard, unica infedeltà le tre dimensioni. Purissimo pulp, violento e rinforzato da battute che stanno tra James Cain e Raymond Chandler.

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