UN INSOLITO NAUFRAGO NELL’INQUIETO MARE D’ORIENTE

UN INSOLITO NAUFRAGO NELL’INQUIETO MARE D’ORIENTE

In “Pranzo reale” di Malcolm Mowbray l’insegnante di pianoforte Maggie Smith (già con l’aria da gran dama che sarà portata a compimento nella serie “Downton Abbey”) ruba il maiale ingrassato in segreto dai vicini per festeggiare il matrimonio tra Elisabetta e Filippo di Edimburgo. Siamo nello Yorkshire, anno 1947: rapito il porcello bisogna ammazzarlo, e la signora incita il marito – Michael Palin dei Monty Python – con la tenacia di Lady Macbeth. A proposito: il gruppo di Terry Gilliam si riunirà per dieci spettacoli il prossimo luglio, l’ultimo sarà trasmesso anche nei cinema italiani grazie a Nexo  Digital, non prendete impegni per la sera del 20. Altro maiale clandestino nei “Racconti dell’età dell’oro”, diretto da Cristian Mungiu (Palma d’oro a Cannes nel 2007 con “4 mesi, 3 settimane e 2 giorni”) con altri registi rumeni. Il film, a episodi, raccoglieva le leggende metropolitane degli anni di Ceausescu: la definizione di “età dell’oro” è sua, non poteva venire in mente a nessun altro che avesse visto anche da lontano e per un solo giorno la Romania. Resta il problema della bestia da ammazzare: se il sangue fa impressione torna utile il gas della bombola in cucina. L’ultimo maiale clandestino sta in questo film, premiato con il César opera prima: trattasi di coproduzione franco-tedesca-belga diretta da Sylvain Estibal, giornalista e romanziere francese nato in Uruguay nel 1967. Più aderente alla materia – Lina Wertmuller c’entra meno di niente – il titolo originale: “Le cochon de Gaza”. Un pescatore palestinese della Striscia di Gaza pesca soltanto vecchie scarpe e ciabatte (la storia è ambientata nel 2005, i coloni israeliani sono ancora lì, le barche non possono allontanarsi troppo dalla costa). Seccante, ma sempre meglio che trovarsi un maiale vietnamita nella rete. “Non ci sono maiali meno impuri degli altri?” chiede alla moglie per tastare il terreno, la risposta è “no”. Jafar tenta di vendere il maiale agli osservatori dell’Onu, poi un amico palestinese gli fornisce un kalashnikov per liberarsene, poi scopre che i maiali – con le calzette a righe perché non contaminino il suolo – li allevano anche i coloni israeliani per venderli agli immigrati russi. O almeno così dicono in giro. Divertente e  senza riguardi per nessuno. Con l’attore Sasson Gabai: in “La banda” di Eran Kolirin dirigeva l’orchestra militare di Alessandria sperduta nel deserto del Negev.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi