LE WEEK-END

LE WEEK-END

L’albergo romantico di trent’anni prima – dal balconcino, sporgendosi e usando il binocolo, si poteva sbirciare “il culo del gobbo di Notre-Dame” – sembra più piccolo e più beige. Lo sceneggiatore Hanif Kureishi – cominciò nel 1985 scrivendo “My Beautiful Laundrette” per Stephen Frears (bel modo di chiudere la bocca a François Truffaut convinto che “cinema britannico” fosse una contraddizione in termini) – deve aver letto le bellissime pagine che Michel Pastoureau ha dedicato alla tinta degli androni e di certi completi maschili estivi nel memoir “I colori della mia vita”. Nick, professore universitario a Birmingham, approfitta della seconda luna di miele per rivelare a Meg che lo stanno constringendo al pensionamento anticipato. Una studentessa ha sporto reclamo. Per molestie, ma non di carattere sessuale. C’entrano il femminismo e la correttezza verso le minoranze, ecco la frase incriminata: “Se dedicasse allo studio lo stesso tempo che dedica ai capelli potrebbe avere l’opportunità di sfuggire alle sue origini”. Viene in mente “La macchia umana” di Philip Roth: il professore si rivolgeva a un paio di studenti sempre assenti con il termine “spooky”, fantasmi, ignorando che i due erano neri (e che se uno usa “spooky” in questo modo non può certo scomodare Shakespeare a sua difesa). La conversazione tra Nick e Meg non somiglia più all’amoreggiare di un tempo: “Provvederai tu a me, man mano che diventerò noioso e incontinente e mi avvicinerò alla morte?”. Sul treno lui cercava gli occhiali che aveva sul naso e lei leggeva “L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery. Lasciato l’albergo pulcioso prendono una suite in un Grand Hotel che non possono permettersi e vanno a mangiare le ostriche (più tardi lui beve champagne ascoltando con le cuffiette “Like a Rolling Stone” di Bob Dylan, mentre la consorte dorme). E’ la terza collaborazione tra Roger Michell e il romanziere anglopachistano, tra i più svegli ad accorgersi – in “Mio figlio il fanatico”, diventato un film di Udayan Prasad – che gli immigrati di prima generazione musulmani erano meno legati alle tradizioni dei figli nati in Gran Bretagna. Gli altri titoli erano “Venus” e “The Mother”, il film che lanciò Daniel Craig come giovane amante di una signora matura. Lindsay Duncan e Jim Broadbent sono incantevoli anche nell’amarezza, Jeff Goldblum è l’ex allievo di successo radical chic.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi