LE MERAVIGLIE

LE MERAVIGLIE

Attenti ai segnali. Il manifesto di “Le meraviglie” riprende la copertina del best seller adolescenziale di Paolo Giordano – nonché premio Strega 2008 - “La solitudine dei numeri primi”. Occhio di ragazza spalancato sul mondo, nel libro incorniciato dal fogliame e nel film reso sinistro dalle api su labbra e guance. Da qui il titolo di servizio, dopo quattro film giornalieri al festival di Cannes resta in mente l’essenziale: “La ragazza che sussurrava alle api”. Jacques Mandelbaum, critico del Monde, apre la sua lirica e barricadiera recensione così: « La destruction de la culture fait partie d'un « packaging » néolibéral dont l'Italie a été très tôt le laboratoire européen ». La lasciamo in originale: ci ha sempre affascinato la schizofrenia di chi chiama il computer “ordinateur”, il software “logiciel”, i giornali di pettegolezzi “presse pipol”, poi non riesce a trovare un sinonimo per “packaging”. Solo chi ha visto il film capisce cosa si intende qui per cultura. Un uomo tedesco eternamente in mutande che fa l’apicultore in un casale diroccato tra la Toscana e l’Umbria (dove peraltro non si vede mai un fiorellino) e tiene in ostaggio una moglie e quattro figlie. Più una fanciulla altrettanto fuori di testa, evidentemente compagna di antiche battaglie rivoluzionarie. Si dorme sul pagliericcio, i vestiti li fornisce l’esercito della salvezza, si litiga con i vicini che usano – orrore – i prodotti chimici. In questo angolo di paradiso, una signora tedesca molla un ragazzino in temporanea uscita dal riformatorio. Qualsiasi persona sensata toglierebbe le figlie al padre, chiederebbe alla madre “ma perché stai con quell’idiota che pure si lava poco?” e fornirebbe alle figlie giovinette una dose massiccia di televisione (non è che a quell’età puoi vivere con una sola canzone del repertorio di Ambra, “T’appartengo”). No, perché siamo in un film delicato e poetico. Più precisamente: stiamo vedendo passare sullo schermo gli appunti – inquadrati senza troppa cura, si passa dalle panoramiche ai primissimi piani senza niente in mezzo, del piano americano non vi ha mai parlato nessuno? -  per un film che verrà definito “delicato e poetico”. “Le meraviglie” ha anche un cammello, una ragazza che si chiama Gelsomina, una vecchia giostra, la tv come oppio del popolo. Un colpo al neorealismo e uno al fellinismo, che è come dire: premi sicuri, spettatori perplessi.

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