PINUCCIO LOVERO - YES I CAN

PINUCCIO LOVERO - YES I CAN

Davide contro Godzilla. Per farsi spazio tra le dieci uscite in sala di questa settimana e il Festival di Cannes, Pippo Mezzapesa manda sms: “Esce il mio film. Vederlo, soprattutto nella prima settimana, allunga la vita!”. Ci chiedevamo infatti, dopo aver molto riso vedendo il film alla mostra di Venezia, quante tornate elettorali dovessero trascorrere prima di vedere in sala Pinuccio Lovero candidato a Bitonto con la lista SEL. Era l’aspirante becchino che dopo molti sforzi conquistò un posto di lavoro al cimitero locale, e  tra i paesani per otto mesi nessuno morì più. La storia (vera) era nel film precedente “Pinuccio Lovero - Sogno di una morte di mezza estate”, sempre diretto da Pippo Mezzapesa. Il becchino sceglie lo slogan “Pensa al tuo futuro” (quello un metro e mezzo sotto terra) e lo correda con un programma “A livello cimiteriale” (non più assurdo di altri). Scartato lo slogan con la vista del camposanto e la scritta “Ti aspetto”. Nel frattempo scopriamo cosa è successo dopo il primo film: l’ex fidanzata si è rifatta viva e siamo già in zona anelli. Golia-Godzilla esce con molte più copie e un battage che festeggia i primi sessant’anni del mostro giapponese. Nei secondi, a giudicare dal film di Gareth Edwards, lo vedremo un po’ diverso da come l’abbiamo conosciuto finora. Il regista britannico di “Monsters” – bellissimo film dell’orrore a basso costo visto qualche anno fa a Locarno – aveva una fissazione in materia di creature fantastiche, e la stessa fissazione torna qui (non saremo certo noi a raccontare quale, comunque la svolta sta dappertutto sui giornali, anche nei titoli). La parola “complotto” lampeggia giù nei titoli di testa, oscurati con le pecette degli omissis. Padre e madre, entrambi attivi nel nucleare, hanno un terribile incidente. Quindici anni dopo il bambino è Aaron Taylor-Johnson con taglio corto militare: delitto che solo un maschio poteva commettere, senza i riccioli il giovanotto perde ogni attrattiva. Non bastasse, la rigidità e l’occhio vacuo del conte Vronsky in “Anna Karenina” di Joe Wright non si addicono a uno che disinnesca bombe nucleari. Le scene d’azione sono bel riuscite, soprattutto quando usano pochi effetti speciali. Il direttore della fotografia si esercita nelle 50 sfumature del grigio piombo. Per trama e personaggi si poteva fare molto meglio.

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