NON DICO ALTRO

NON DICO ALTRO

I grandi amori si annunciano in maniera precisa, sosteneva Ennio Flaiano. Appena la vedi dici “chi è quella stronza?”. La legge ha un corollario apocrifo che riguarda le grandi rotture: i motivi per cui ti lascerai con furore e piatti fracassati sono le cose che nei primi tre mesi trovavi irresistibili, e chiusa la finestra dell’innamoramento appaiono difetti intollerabili. Su questo corollario, oltre che sul gioco delle aspettative, dei giudizi altrui, delle cene dove gli accoppiati di lunga e breve data si rinfacciano i rispettivi difetti, la regista e sceneggiatrice Nicole Holofcener costruisce una commedia romantica e intelligente. La rara combinazione mette voglia di rivedere anche i suoi film precedenti, “Friends with Money” e “Please Give”: amiche divise dal denaro per il primo, mentre il secondo parla di modernariato (la merce si procura svuotando le soffitte dei vecchietti) e di appartamenti comprati lasciando l’usufrutto a un’anziana signora di cui diventare amiche (sperando comunque di potersi annettere al più presto le stanze). “Non dico altro” rispetta le regole del genere – lui alla festa trova poco interessanti tutte le invitate, lei alla stessa festa trova poco interessanti tutti gli invitati, è sicuro che finiranno per piacersi. E per frequentarsi con cautela, entrambi hanno un divorzio alle spalle. Resterà nelle antologie la tenuta con cui James Gandolfini accoglie Eve al brunch domenicale: pantaloni del pigiama con la patta aperta, maglietta sformata e Birkenstock ai piedi (sul tema di lì a poco partirà un dialoghetto incantevole; tra gli altri spunti per le chiacchiere, più o meno acide, vengono buoni i bisbigli e l’utilità dei comodini). Eve – l’attrice Julia Louis-Dreyfus di “Seinfeld” - fa la massaggiatrice a domicilio. Tra le clienti c’è Catherine Keener: una poetessa con i giusti caftani, la giusta casa, le giuste sfumature di colori, e un ex marito mostro. Questione di punti di vista, come nel disegno dell’anatra-coniglio che incuriosì il filosofo Wittgenstein e lo storico dell’arte Gombrich: o vediamo un animale che guarda verso destra o vediamo l’altro che guarda verso sinistra. Da James Gandolfini non riusciamo a staccare gli occhi, non solo perché questo è uno dei ultimi film. Ha l’aria da orso tenerissimo, un’ironia tutta particolare, mostra stupore e rabbia con un’alzata di sopracciglio.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi