GRACE DI MONACO

GRACE DI MONACO

Abbiamo preso appunti come neanche all’università. Rischiavamo di non tenere a mente tutti i motivi per evitare la biografia principesca (speriamo solo di non ritrovarla in qualche retrospettiva veneziana tra vent’anni, riscoperta dai cultori del trash). Nelle prime scene bisogna aggiustare gli occhi, come si fa quando si entra in una sala buia: nessuno dei personaggi, da Alfred Hitchcock a Charles de Gaulle, ha più somiglianza con gli originali di quella che potrebbe ottenere la truccatrice di una filodrammatica. Su tutti spicca il principe Ranieri con la faccia di Tim Roth: la mattina fa colazione in piedi con la scodella in mano, tipo padre americano in ritardo per andare al lavoro (dentro la scodella non si vedono i cereali, ma si intuiscono). Il Principato di Monaco viene descritto come roccaforte della libertà contro i tiranni, in questo caso de Gaulle che vorrebbe ricuperare un po’ di tasse dagli evasori fiscali francesi qui rifugiati (un po’ quello che gli Stati Uniti stanno facendo con le banche svizzere). Poiché è in corso la guerra d’Algeria, e i soldi andranno a finanziarla, Grace di Monaco in missione diplomatica se ne esce con la frase “Colonialism is so last century” (“le colonie non si portano più”). L’altra frase memorabile, quando la Francia decreta l’embargo e minaccia di annettersi la rocca mettendo in pericolo le finanze dei Grimaldi, recita “non ti preoccupare, prenderemo una casetta a Montpellier”. Pare improbabile che un’americana quasi mai uscita dal castello conoscesse Montpellier, ma se lo dice il francesissimo regista di “La vie en rose” con Marion Cotillard gli dobbiamo credere. Il principe Grimaldi lamenta il fatto di non poter ricorrere all’ONU, visto che il Principato non ne fa parte. La tremenda crisi internazionale – raccontata come uno potrebbe raccontare la crisi dei missili a Cuba – avviene nel 1962. Quando Ranieri ha anche un'altra preoccupazione: Hitchcock vuole girare “Marnie” e manda il copione alla sua attrice prediletta, prigioniera della ragion di stato (i brutti dialoghi sono contagiosi). La piccola Carolina riceve solo matite colorate, non si vedono altri giocattoli in giro (del resto i genitori non hanno l’aria di aver dormito insieme neppure la prima notte di nozze). La principessa prende lezioni di portamento e di scioglilingua francesi. Poi come ogni raccoglitrice di consensi stringe mani al mercato.

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