LOVELACE

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Ghiaccioli. Amanda Seyfried racconta a Vanity Fair che le scene da “ingoiatrice di spade” (copyright Linda Lovelace, nel documentario “Inside Deep Throat” di Fenton Bailey e Randy Barbato, anno 2005) sono state simulate succhiando ghiaccioli. Dalle cicche di sigaretta che Vittorio De Sica mise nelle tasche del piccolo Enzo Staiola per farlo piangere in “Ladri di biciclette”, gli espedienti da set tolgono l’aura ai venerati maestri. Akira Kurosawa, interrogato su una certa inquadratura che faceva sbavare i cinefili, disse che l’aveva fatta così perché “Kagemusha” era un film in costume: un movimento diverso della macchina da presa avrebbe rivelato fili del telefono e una fabbrica della Sony sullo sfondo. E immaginate la truccatrice che in “Nymphomaniac” di Lars Von Trier ogni mattina disegnava sulle chiappe di Charlotte Gainsbourg i lividi da scudisciate (una frusta per ogni cliente, precisa il professionista Jamie Bell: mica siamo nell’Ottocento, quando ogni scrittore rispettabile aveva cura di beccarsi la sifilide in un bordello). Per “Gola profonda” di Gerard Damiano, l’ex parrucchiere che girò il film più redditizio della storia del cinema e inaugurò il porno chic (fa fede il New York Times), Linda Lovelace fu pagata 1.200 dollari, una miseria anche nel 1972. L’attrice di “Gola profonda” – allora non aveva il significato che ebbe dopo il Watergate – era nata Linda Boreman. Detiene qualche record anche in materia di editoria: quattro libri autobiografici, due allegramente libertari e due tragici. “Ordeal” fu pubblicato nel 1980 (in italiano da Castelvecchi con il titolo “Gola profonda – Una storia vera”) dopo 33 rifiuti editoriali e una prova con la macchina della verità. Il voltafaccia è ben raccontato nel film. La prima parte racconta la ragazza che sfugge alla madre bigotta (Sharon Stone, irriconoscibile in vestaglia e senza trucco) grazie al fidanzato Chuck Traynor, Peter Sarsgaard con tremende basette anni Settanta, fanno pendant con la capigliatura posticcia di Christian Bale in “American Hustle”. Poi la pellicola si riavvolge, il tono cambia, vediamo la vera storia di Linda Boreman, tra violenze e stupri di gruppo. Manca la scena che fa di “Gola profonda” un capolavoro del kitsch: un orgasmo accompagnato da campane e razzi che puntano verso il cielo. Hitchcock più modestamente in “Caccia al ladro” aveva sparato i fuochi d’artificio.

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