TRANSCENDENCE

TRANSCENDENCE

La trama sta tra “I nove miliardi di nomi di Dio”, il racconto di Arthur G. Clarke nell’antologia “Le meraviglie del possibile” curata da Carlo Fruttero e Sergio Solmi mezzo secolo fa, e la storiella dell’infallibile e potentissimo cervello elettronico che alla domanda “Dio esiste?” risponde “Adesso sì”. Il pasticcio che ne risulta basta per disamorarsi della fantascienza e delle congetture filosofiche sull’intelligenza artificiale, oltre che per vietare ai direttori della fotografia il passaggio alla regia. Lo sceneggiatore Jack Paglen ringrazia la consorte ricercatrice informatica (“la mia arma segreta”, dice, rafforzando il team di dilettanti allo sbaraglio). Il direttore della fotografia Jess Hall scomoda come maestro Bill Viola, per l’astuta mossa di far comparire Johnny Depp sullo schermo di un computer e far gocciolare rugiada da un girasole. Egli era uno scienziato dedito all’intelligenza artificiale (capiamo che è un genio perché porta gli occhiali, non si pettina e porta vestiti sformati), con il sogno di riprodurre la coscienza umana. Una banda di terroristi anti-tecnologia lo avvelena con il polonio, l’amorosa mogliettina decide di trasferirne la mente dentro una macchina. (Le mogliettine meno amorose, in un racconto di Roald Dahl, piazzano il cervello del defunto in una soluzione fisiologica, e nel solo occhio rimasto attivo e collegato soffiano il fumo della sigaretta che lui odiava). Il mondo di “Trascendence” – sta per certi vapori si presume radioattivi che alitano dalla terra e ricascano sotto forma di pioggia rendendo gli umani immortali – è fatto di pergolati costruiti in giardino per schermare le onde elettromagnetiche. Di battute beppegrillesche come “I’m fine. I’m online”, quando lo scienziato dentro la macchina chiede di essere collegato alla rete (“per dominare meglio il mondo”, disse il lupo cattivo a Cappuccetto rosso). Di scimmie che alla domanda “Puoi provarmi di avere una coscienza?” rispondono “E tu puoi provarlo?” (rileggersi Cartesio, please, o sfogliare almeno un bignami). Di prenotazioni alberghiere fatte nel nome di Turing. Di ciechi che riacquistano la vista e zoppi che tornano a camminare. Di salti temporali lunghi due anni dove non succede nulla. Di attori come Paul Bettany che si aggirano smarriti chiedendo la grazia di una battuta che non contraddica la precedente.

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