NESSUNO MI PETTINA BENE COME IL VENTO

NESSUNO MI PETTINA BENE COME IL VENTO

Dialogo tra un regista italiano e uno spettatore. Regista: “Ecco la mia ultima fatica, un film in cui credo molto: d’autore (che poi sarei io), rigoroso, poco disposto ad assecondare il gusto del pubblico. e vorrei aggiungere: dove i silenzi contano più delle parole”. Spettatore: “E perché io, pubblico da non assecondare, dovrei uscire di casa e spendere soldi per il biglietto?”. Regista: “Perché ho scelto un’intensa Laura Morante, e per renderla ancora più intensa...”. Spettatore: “Le ha tagliato i capelli? Le ha messo addosso una tuta da minatore?”. Regista: “Orrore, sono trucchetti da cinema commerciale. Le ho dato un ruolo da scrittrice, se ne sta sola in una casa al mare e lavora a un libro su Anna Kuliscioff”. Spettatore (sorvolando sul personaggio che gli sfugge): “Ma poi succedono cose?”. Regista: “Arriva una giornalista per intervistare la scrittrice”. Spettatore: “Da non credere... vediamo anche l’intervista?”. Regista: “Solo qualche domanda. Dovevo trovare un modo per sistemare la figlia ragazzina della giornalista a casa della scrittrice. Sa, quelle situazioni in cui una prima resiste, poi ricorda la propria adolescenza e si scioglie”. Spettatore: “La bambina è simpatica?”. Regista: “Suvvia, basta con questi modelli da cinema americano! E’ scontrosa e si chiude nel bagno, però scrive nei temi ‘La mano prende ma a volte chiede anche’, mostrando precoce talendo da scrittrice”. Spettatore: “C’è qualcuno di normale nel film, giusto per identificarsi?” Regista (che vorrebbe litigare, ma sa che il popolo va educato, i danni della tv non si cancellano facilmente): “Ci sarebbe un adolescente con l’acne che ha lasciato la scuola di odontoiatria e spaccia fumo, ma a differenza degli altri teppistelli si vede che è buono”. Alla parola “acne”, lo spettatore ha un sussulto: “Sarà mica Jacopo Olmo Antinori, scelto da Bernardo Bertolucci per ‘Io e te’?”. Regista: “Proprio lui, complimenti”. Spettatore (tra sé): “Una faccia così segnata non si dimentica facilmente”. Regista (ormai infervorato): “Poi ho avuto una grande idea: alla fine di ogni scena la scrittrice si ritira nel suo studio, scrive quel che è accaduto e lo commenta”. Spettatore: “Posso portarci la morosa?”. Regista: “Certo che sì, è adattissimo, pensi che la Morante spiega ‘le patologie delle donne sono più misteriose di quelle degli uomini’”. Spettatore: “E il titolo?”. Regista: “E’ un verso di Alda Merini, si vergogni”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi