YVES SAINT LAURENT

YVES SAINT LAURENT

Bisogna sapere che si tratta di una biografia autorizzata (e sospettiamo fortemente voluta) da Pierre Bergé: compagno e socio in affari di Yves Saint Laurent, contitolare della collezione d’arte messa all’asta nel 2009. Sappiamo come andò la vendita dal documentario “L’amour fou” di Pierre Thoretton, in dvd (più libro, così l’aliquota l’Iva scende) nella collana Feltrinelli Real Cinema: più di settecento pezzi, un Matisse venduto a 29 milioni di euro, un Brancusi a 32 milioni. Deciso a occupare anche lo spazio che non gli toccherebbe, la voce fuori campo di Guillaume Gallienne – il suo Bergé, dopo il doppio ruolo in “Tutto su mia madre” è uno sfoggio di tranquilla bravura – si sovrappone alle immagini fin da quando il giovane Yves Saint Laurent viveva con la famiglia a Orano, in Algeria. Il ragazzo prodigio cominciò a lavorare per Christian Dior a 17 anni e nel 1957 lo sostituì come capo della Maison. I giornalisti di moda attesero la sua prima collezione con i fucili puntati. Pierre Niney, della Comédie Française, ha il fisico giusto ma più che recitare imita lo stilista, sicuro di sé quando drappeggia fasce bianche sui tubini neri delle modelle, fragile e nevrotico quando arriva la cartolina precetto per la guerra d’Algeria. E’ la prima di tante crisi depressive. Intanto Pierre Bergé spinge perché l’amico abbandoni Dior per mettersi in proprio, gli procura il denaro necessario, si occupa di far funzionare la macchina. Altro successo. Le sfilate con i modelli originali conservati in archivio, dalla collezione geometrica ispirata a Mondrian allo sfarzo della collezione russa, sono la parte migliore del film. Alla pellicola concorrente, diretta da Bertrand Bonello con Gaspard Ulliel (probabilmente al Festival di Cannes), i bozzetti e i vestiti sono stati negati, come succede nei film sui pittori. Il resto di “Yves Saint Laurent”  è il ritratto di un matrimonio, con l’imprimatur di un vedovo che vuole riconosciuto il suo ruolo dietro le quinte. Vediamo il primo incontro, i litigi, i tradimenti, la passione per un giovanotto che sembra uscito dalla “Recherche” di Marcel Proust (Jacques de Bascher, allora si accompagnava a Karl Lagerfeld). Nella piscina della villa a Marrakesh, il film dichiara il proprio fallimento. La musa Loulou de la Falaise pone a Yves Saint Laurent le domande del questionario di Proust, nel tentativo di suggerire quel che in sceneggiatura manca.  

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