CUCCIOLI – IL PAESE DEL VENTO

CUCCIOLI – IL PAESE DEL VENTO

Per bambini fino a sei anni, sempre che non li abbiate corrotti fin dall’asilo con i film della Pixar o dell’orco Shrek. Il secondo film tratto dalla serie animata in onda dal 2003 sulla Rai, venduta in una quarantina di paesi con il titolo internazionale “Pet Pals”, ha tutte le credenziali in ordine. I personaggi li ha disegnati Giorgio Cavezzano, ex Disney Italia: papera, ranocchio, micia, coniglio, cagnolino e pulcino, ognuno con personalità bastante a farli battibeccare prima di unirsi contro il cattivo (sconfitto con l’astuzia, precisa il regista Sergio Manfio che tiene molto al valore educativo del suo cartoon, non con la violenza) La storia funziona, siamo al secondo lungometraggio. Il primo era uscito nel 2010 con il titolo “Cuccioli, il codice di Marco Polo”: era ambientato a Venezia e si sa che l’acqua richiede fatiche, quando bisogna disegnarla. Il doppiaggio accurato e non stucchevole fa a meno delle solite vocette. L’animazione risulta più che professionale, la colonna sonora va dal flamenco al rap. C’è il tentativo di coinvolgere il pubblico dei piccini, spingendoli a soffiare quando è il caso, per far muovere una girandola, o a spifferare il nome del rifugio segreto della strega Cornacchia (rivelato nella scena precedente dai suoi due tonti aiutanti Cucun e Canbaluc). Se i film per adulti fossero curati artigianalmente come questo film per piccini qualche problema del cinema italiano sarebbe risolto: i bambini stanno fermi e tranquilli quando si appassionano, con gli adulti si può sempre puntare per una buona recensione sugli schieramenti, oltre che sul ricatto ideologico e artistico. Dopo i titoli di coda, arriva un fuori programma sul riciclaggio della spazzatura, che trasforma una cittadina puzzolente e grigia in un luogo da sogno. A Soffio – dove regna Re Ciclone che ha come consigliere la propria coda parlante - tutto marcia grazie all’energia del vento. La Girandolona che tutto ecologicamente muove è affidata alle cure di un vecchio guardiano tartaruga. La strega Cornacchia vuole impadronirsene, allo scopo costruisce infernali macchine volanti, e ruba il robot pulcino che fa compagnia a Senzanome. Il poveretto è uscito dall’uovo e non c’era la mamma ad aspettarlo, oltre a essere sprovvisto di nome non parla: si fa capire mostrando cartelli con le più varie figure, da cui escono paracadute e calamite quando il gioco si fa duro.

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