PROSSIMA FERMATA: FRUITVALE STATION

PROSSIMA FERMATA: FRUITVALE STATION

Da studiare nelle scuole di sceneggiatura, per capire la differenza tra storia e racconto. La differenza che David Mamet spiegava così: da una parte la gente sotto la pensilina che aspetta il tram (vabbè, e allora? dice lo spettatore); dall’altra il passeggero che alla fermata dice “anche stamattina il tram è in ritardo” (già lo spettatore sta più attento). Se fossimo nell’ultimo film di Ferzan Ozpetek “Allacciate le cinture”, sotto la pensilina che ripara dalla pioggia ci starebbero Kasia Smutniak e Francesco Arca, ad attaccare briga prima che la passione li travolga (melò melò, sotto il cielo di Puglia). In “Prossima fermata: Fruitvale Station”, per storia si intende la tragica morte di Oscar Grant, ventidue anni, nero e californiano, ucciso da un poliziotto nella notte del 31 dicembre 2008. L’agente si difese dicendo che aveva fatto confusione tra la storditrice elettrica e la pistola vera. La scena fu ripresa dai molti cellulari. Messa così, c’è materia per una notizia da telegiornale, eventualmente per un dibattito sulle forze dell’ordine. Per farne un racconto commovente, il debuttante Ryan Cogler mette in scena la giornata precedente, guarda caso tutta piena di buoni propositi. Smetterò di spacciare, sarò fedele a mia moglie, troverò un nuovo lavoro ora che mi hanno licenziato e non ho il coraggio di dirlo a casa, darò un avvenire come si deve a mia figlia. Tutto diventa “presagio”, tutto rima con la giovane vita sprecata per futili motivi. Un po’ serviva, per ricavarne un film con una sua logica. Parecchio serve a vincere i premi – Certain Regard di Cannes, Festival di Deauville, Sundance, Independent Spirit Award, distribuzione Weinstein dopo un’asta molto combattuta - e a commuovere lo spettatore. La mamma con cui fare pace, la nonna che fornisce la ricetta del pesce fritto a una ragazza indecisa al supermercato (la ritroveremo sulla scena del delitto, anche lei con il cellulare in mano), il cane che muore sul ciglio della strada. Per cambiare vita il modello è Ophrah Winfrey, convinta che qualsiasi rinuncia in trenta giorni diventi un’abitudine: vale per la dieta senza carboidrati e per questioni più complicate da affrontare. Meglio della sceneggiatura sono la regia e gli attori, da Octavia Spencer a Michael B. Jordan: era un giovane spacciatore nella serie “The Wire”, sarà la Torcia Umana nel prossimo film dei “Fantastici Quattro”.

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