LA MOSSA DEL PINGUINO

LA MOSSA DEL PINGUINO

Dilettanti allo sbaraglio. In “The Full Monty – Squattrinati organizzati” di Peter Cattaneo i disoccupati a Sheffield mettevano su uno spettacolo di spogliarello. Le anziane signore di “Calendars Girls” si facevano fotografare nude per raccogliere fondi contro la leucemia (il regista Nigel Cole era recidivo: tre anni prima aveva girato “L’erba di Grace”, vedova della Cornovaglia che si arrangia coltivando marjiuana: con più cinismo, arriviamo in zona “Breaking Bad”). I poveracci dello Sri Lanka, in “Machan – La vera storia di una falsa squadra” (il regista è Uberto Pasolini, ultimo film il bellissimo “Still Life”) si improvvisavano giocatori di palla a mano per emigrare in Germania. Gli indiani di “Lagaan” – regista Ashutosh Gowariker, 2001 - imparavano in gran fretta le inafferrabili regole del cricket per non pagare le tasse ai britannici. I giamaicani di “Cool Runnings – Quattro sottozero” (diretto da Jon Turteltaub nel 1993) mettevano su una squadra di bob in vista delle Olimpiadi di Calgary. I bamboccioni romani Ricky Memphis e Edoardo Leo decidono per il curling: le scopettine da ghiaccio somigliano agli spazzoloni con cui puliscono i pavimenti al museo. Sport con poca concorrenza, pensano, e poiché le Olimpiadi invernali del 2006 si tengono a Torino, cercano due altri per fare squadra. Trovano un appassionato di bocce e un campione di biliardo. La trama non è nuova, niente di male: film così se ne sono fatti, se ne faranno, e in genere funzionano. I personaggi son collaudati – il manifesto li annuncia subito: lo spaccone, il precario, il disoccupato, il pensionato. Non manca il richiamo alla “classica commedia all’italiana” speso come quasi sempre a sproposito: “comicità alternata a momenti di amara consapevolezza” e “percorso di riscatto” (in quelle commedie, l’amara consapevolezza e il riscatto erano merce rarissima, c’era una bella dose di cinismo ormai andata perduta). Il primo film da regista di Claudio Amendola punta su un cast di attori affiatati, e su una sceneggiatura artigianale che regala qualche risata: la squadra si allena con le pentole a pressione, occupando abusivamente una pista di pattinaggio. La debolezza sta nel bisogno di spiegare sempre tutto, la bamboccioneria, la voglia di sognare, lo spirito gregario. I dialoghi smettono di essere dialoghi e diventano diagnosi da psicologi dilettanti.

 

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