ALLACCIATE LE CINTURE

ALLACCIATE LE CINTURE

La presente vale come dichiarazione di resa. Non ce l’abbiamo fatta ad apprezzare i precedenti film del regista turco-romano, non ce la facciamo neppure a trovare qualcosa di buono in questo, se si eccettuano certe scene involontariamente umoristiche legate perlopiù alla presenza di Francesco Arca. Ex tronista a “Uomini e donne”, macho da calendario, viene promosso protagonista. La macchina da presa indugia su cosce, torace, e bicipiti. Insiste su certi primi piani che nelle intenzioni vogliono mettere in risalto il fascino selvaggio e l’occhio assassino, ma purtroppo l’attore non li regge. Niente da fare, ha una sola espressione, a nulla servono la stempiatura e qualche chilo in più a segnare gli insulti del tempo. Siccome fa il meccanico – nella Lecce della Film Commission dove ognuno conserva allegramente il proprio accento, siciliano per Francesco Scianna, romano per Filippo Schicchitano – spesso veste in tuta, neanche fosse il meccanico di cui Stefania Sandrelli si incapriccia in “La bella di Lodi” di Mario Missiroli (che aveva un senso per gli accenti al pari di Arbasino, e fece doppiare l’attrice da Adriana Asti). L’altra metà del tempo la trascorre in mutande, neanche fosse Gael Garcia Bernal in “La mala educaciòn” di Pedro Almodovar: le intenzioni registiche sono ben chiare, i risultati mai all’altezza. Ah, sì, il giovanotto è pure omofobo (a dispetto della bistecconeria che ne fa un sex symbol più da maschi che da femmine). Si innamora di lui Kasia Smutniak, che per migliore amico e socio in affari al baretto ha il gay Filippo Schicchitano. Svolgimento: i due non hanno niente in comune, lei sotto una tettoia d’autobus ha difeso un’immigrata mentre lui la insultava, eppure la passione li travolge e subito si sposano. Tredici anni dopo lei si ammala, ed entriamo nel dramma (lui intanto si è preso la parrucchiera Luisa Ranieri come amante, lei gli paga le multe). Vabbé, c’è qualche indecisione sui generi, ma si sa che il regista crede di viaggiare su un binario tutto suo, neanche fosse Wes Anderson. Chemio, e scena da antologia: sesso sul letto d’ospedale, mentre la vicina finge di dormire. Passione, commozione, poi arriva la battuta dell’orrore: “Agli uomini proprio non fa schifo niente”. In quel momento preciso abbiamo alzato bandiera bianca. In attesa delle recensioni che puntuali stanno celebrando la grande sensibilità del regista.
 

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