SNOWPIERCER

SNOWPIERCER

Grande film post apocalittico, non solo perché sono i verdi a combinare il guaio. La terra si riscalda, le nazioni si mettono d’accordo per raffreddarla con un gas. Da apprendisti stregoni fanno male i calcoli, provocando una glaciazione. Per la prima volta le cassandre del riscaldamento globale hanno tutte le colpe: non c’entra la guerra, non c’entra la bomba atomica, non c’entrano le multinazionali che sfruttano i poveri. I buoni, perdipiù in pace tra loro, cercano di chiudere il buco nell’ozono e riducono il pianeta a un ghiacciolo. I pochi sopravvissuti sono a bordo dell’Arca Sferragliante, un lunghissimo treno – nel fumetto francese “Le Transperceneige”, appena pubblicato dalle edizioni Cosmo, conta mille e un vagone, al cinema sono meno – lanciato su un binario circolare. Lo aveva fatto costruire un magnate delle ferrovie (tale Wilford, che per sé ha riservato la locomotiva), ogni volta che transita su un certo ponte si festeggia l’anno nuovo. Dal disastro ne sono passati diciassette, abbastanza perché i miserabili accampati negli scompartimenti di coda decidano di fare un’altra rivoluzione. I capi sono Jamie Bell (molto cresciuto dai tempi di “Billy Eliot”) e Chris Evans (visto in “Capitan America”). Li assiste il vecchio John Hurt, privo di un braccio per motivi che verranno svelati in seguito. Stracci e giacigli stanno tra i bassifondi di Charles Dickens e un campo di concentramento: tra i pregi del film c’è la ricchezza dei riferimenti visivi, vagone dopo vagone. Dalla sporcizia alle luci colorate della discoteca, dall’orribile fabbrica di gelatine nutrienti alla centrale che fornisce l’acqua, dalla scuoletta dove i bambini ricchi vengono avviati al culto della Sacra Locomotiva fino al sushi bar. Tilda Swinton, con dentoni e orribile parrucca, spiega le differenze di classe e la loro immutabilità: le scarpe stanno ai piedi, quello è il loro posto nel mondo, ogni deroga sarà severamente punita. Il fumetto risale agli anni Ottanta ed era splendido, la sceneggiatura di Kelly Masterson – aveva scritto “Onora il padre e la madre”, diretto da Sidney Lumet – gli rende giustizia. “Snowpiercer” è il primo film girato in inglese dal regista coreano Bong Joon-ho, che alterna azione e dettagli da regime totalitario senza perdere mai il ritmo. La fantascienza più entusiasmante – pensate a “Metropolis” di Fritz Lang, sviluppato in orizzontale lungo il binario – che sia dato vedere di questi tempi.

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