LA BELLA E LA BESTIA

LA BELLA E LA BESTIA

Le lacrime di lei caddero sul suo volto come neve, le ossa comparvero attraverso la pelliccia, e allora non ci fu più un leone tra le sue braccia ma un uomo con una chioma ribelle di capelli e, quale stranezza, un naso rotto, come quello dei pugili in pensione, che gli donava una lontana, eroica somiglianza con la più affascinante delle bestie”. Vedendo Vincent Cassel nel cast accanto a Léa Seydoux (il film è prodotto dalla Pathé, diretta dal nonno Jérôme Seydoux) potremmo pensare che queste righe siano state pensate per lui da uno sceneggiatore con il gusto per le favole. Sbagliato, le ha scritte Angela Carter in “La camera di sangue”, anno 1979. Il regista e sceneggiatore Christophe Gans preferisce buttarla sul fantasy: la Bestia elegantissima nel suo broccato rosso viene mortalmente ferita, tuffata in una piscinetta di acqua curativa, ed ecco che riemerge un giovanotto in braghe di tela. In quel momento esatto abbiamo ricordato il finale di “Bellinda e il mostro”, una delle fiabe popolari raccolte da Italo Calvino. Davanti al mostro che sta per esalare l’ultimo respiro, Bellinda pronuncia la frase salvifica: “Se tu muori non c’è più bene per me”. L’incantesimo ha fine, l’orrenda creatura che poteva riacquistare forma umana solo grazie all’amore puro di una fanciulla ridiventa un leggiadro cavaliere, Bellinda non è affatto contenta: “Ma io voglio il Mostro!”. Il film di Jean Cocteau, con le braccia-candelabro che spuntavano dal muro, è del 1946. “La Bella e la Bestia” di Walt Disney, con la teiera e l’orologio parlante, è del 1991. Una serie tv con Linda Hamilton e Ron Perlman era andata in onda negli anni 80. Nella lista va messo anche “King Kong”: l’originale con Fay Wray e il remake con Naomi Watts. Qui torniamo alla favola originaria, pubblicata nel 1740 da Gabrielle-Suzanne de Villeneuve (l’ha studiata Marina Warner, assieme ad altre quindici versioni successive, in “From The Beast To the Blonde”). Ricco mercante vedovo che va in rovina, due sorelle frivole interessate solo ai soldi, la rosa strappata dal giardino del castello, il mostro che in cambio chiede una vita, Belle che prende il posto di papà. Un lavoro di secoli per isolare la parte interessante della storia, e Gans la ripropone con tutti i dettagli noiosi: al naufragio potevamo credere senza vedere le navi inabissarsi, dei giganti in pietra non sentivamo il bisogno.

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