VIJAY IL MIO AMICO INDIANO

VIJAY IL MIO AMICO INDIANO

Agli italiani viene in mente il pirandelliano fu Mattia Pascal, che legge la notizia della propria morte sul giornale e coglie l’occasione per una nuova vita. Agli americani viene in mente il Tom Sawyer di Mark Twain, quando lascia credere di essere annegato con gli amici Huck e Ben: vogliono assistere al proprio funerale e sentire cosa la gente dirà di loro. All’adulto dalla vita complicata e al ragazzino avventuroso si aggiunge in questo film un po’ di “Tootsie”, da Sydney Pollack: Dustin Hoffman travestito da donna per strappare una parte in una soap, da maschio non trova scritture. Moritz Bleibtreu (nel film si chiama Will Wilder in omaggio a Billy Wilder) era stato accolto negli Stati Uniti come nuovo Marlon Brando. Ora si ritrova nel costume di un coniglione verde, sfortunatissimo protagonista di uno show per bambini. C’è qualche strizzata d’occhio autobiografica: l’attore era diventato famoso con il primo film di Tom Tykwer, “Lola corre”, accanto a Franka Potente (e assieme a Daniel Bruhl fu una star della della Germania riunificata). Compie 40 anni e nessuno gli fa gli auguri, né la moglie Patricia Arquette, né la figlia né la guardarobiera. Quando scopre che per una serie di coincidenze lo credono morto, vuole godersi almeno il compianto funeralizio. L’aiuta un amico con esperienza in materia: nel suo ristorante lavorano camerieri messicani truccati da indiani (gli indiani veri rubano le ricette e mettono su un locale concorrente). Trucco e parrucco ricordano Mickey Rooney, mascherato da cinese in “Colazione da Tiffany”. O il geniale Peter Sellers, travestito da indiano in “Hollywood Party” di Blake Edwards: lo hanno invitato per sbaglio, volevano scrivere il suo nome nella lista nera, visto che ha fatto esplodere un set e rubato una scena come trombettista agonizzante, invece di accasciarsi appena sparato. Ora che siamo tutti più sensibili alle questioni etniche, spuntano barba bianca e turbante da sikh. Sam Garbarski era il regista di “Irina Palm” con Marianne Faithfull, nonna che per pagare le cure al nipotino va a lavorare in un localaccio porno. “Vijay” è meno originale e sfacciato, ma la commedia del travestimento funziona sempre. Imbucato al proprio funerale senza destare sospetti, recitando la parte di un vecchio amico del defunto, Vjiay si prende qualche soddisfazione non solo professionale.

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