A PROPOSITO DI DAVIS

A PROPOSITO DI DAVIS

Li amiamo, senza riserve. Per la quantità di insulti che mettono in bocca a Carey Mulligan, gattamorta quando sul palco del Gaslight Cafe canta “500 Miles” dal repertorio di Peter, Paul and Mary. Ferocissima quando suggerisce a Oscar Isaac “infilati un preservativo sopra l’altro, e poi avvolgilo nella plastica”. La ragazza con la coda di cavallo e maglione a collo alto si chiama Jean e fa coppia con Jim (Justin Timberlake, dopo un po’ spuntano anche i pullover di ruvida lana irlandese). Hanno successo, spiega il proprietario del locale, “perché metà del pubblico si vuole scopare Jean e l’altra metà si vuole scopare Jim” (i Coen gli hanno dato nome Pappi, e per cognome Corsicato). Non hanno successo i dilettanti allo sbaraglio che nel 1961 si esibiscono al Greenwich Village, e non ha successo neppure Llewyn Davis, che pure sarebbe bravo. Anche se non pare una bella idea attaccare subito con una canzone folk che invoca la morte: “Hang Me, Oh Hang me, and I’ll Be dead and gone”, dal repertorio tradizionale. I fratelli Coen e T Bone Burnett, che firma la colonna sonora, l’hanno presa dall’album “Inside Dave van Ronk” (“Inside Llewyn Davis” era il titolo originale del film). Le somiglianze tra Van Ronk, che fu amico di Bob Dylan, e il personaggio del film sono parecchie. Ma nonostante i brani musicali eseguiti per intero – da Oscar Isaac che meritava una candidatura all’Oscar – “A proposito di Davis” non è una biografia (se quella volete, meglio leggere “Manhattan Folk Story. Il racconto della mia vita”, uscito da Rizzoli). E’ una settimana nella vita di Giobbe, che non vende un disco, non ha scarpe per l’inverno e neppure una casa sua, visto che dorme sui divani degli amici (al mattino fa scappare di casa il gatto, lo rincorrerà per mezzo film). Il cappotto pietosamente glielo regala il suo impresario, che poteva stare tranquillamente in “Broadway Danny Rose” di Woody Allen. Nessuno vuole la sua musica. Ma nonostante questo – o proprio per questo – è convinto di essere più bravo e più puro degli altri: basta vedere con che schifo si presenta alla registrazione di “Please Mr. Kennedy”, ritornello di protesta che potrebbe portare soldi e celebrità. I fratelli Coen sono bravissimi in quel che fanno, e anche in quel che non fanno. In un paio di momenti la storia potrebbe scegliere una via facile: loro scelgono la via difficile e trionfano.

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