TUTTO SUA MADRE

TUTTO SUA MADRE

Guillaume Gallienne è incantevole, merita tutti i premi ricevuti e tutti i biglietti che ha fatto staccare ai botteghini francesi: 7 milioni incassati nelle prime due settimane, con un film costato pochissimo. Quando si rifugia nella sua cameretta, con un asciugamano in testa e il piumone legato attorno alla vita – sta imitando uno dei suoi idoli, la principessa Sissi – capiamo quanto è bravo. E quanto il film, tratto da uno spettacolo teatrale lungamente portato in tournée, sia studiato e rodato nei minimi particolari, alternando parti da cabaret a scene realistiche. Autobiografia spinta al massimo, ironia sullo scampato pericolo (contribuiscono molte sedute dallo psicoanalista, civile e militare) e un omaggio alla mamma, da cui tutto ebbe origine. Ormai i conti sono saldati, il giovanotto timido e incerto sulla sua identità fa l’attore alla Comédie Française, può permettersi di scherzare. Anche recitando due ruoli in commedia: il proprio e quello della madre, distratta e fumatrice, molto presa da sé e dalle sue letture, brusca e scorbutica quando gli ospiti in salotto non si sbrigano a decidere cosa bere (a teatro, era un one man show: il nostro recitava tutti i personaggi). “Les garçons et Guillaume, à table”, era il grido mammesco per richiamare i figli a pranzo e a cena. Guillaume tira le sue conclusioni, ricavandone che la madre non ha mai pensato a lui come a un maschio, al pari dei fratelli che si picchiavano e facevano sport. Il giovanotto cresce osservando le donne di famiglia, una più matta dell’altra. In vacanza in Spagna, balla la sevillana splendidamente: peccato abbia imparato la parte della dama, senza sospettarlo. La rieducazione passa attraverso un collegio inglese e una serie di approcci amorosi fallimentari. Capita, quando ci si ostina a prendere sul serio quel che gli altri pensano di noi. Standing ovation al Festival di Cannes (era in programma alla Quinzaine des réalisateurs) “Tutto sua madre” è un film smaccatamente in controtendenza. Con un attore perfetto anche quando si mette in testa la parrucca bionda alla Catherine Deneuve e nell’originale conserva una voce bassa. I gesti sono misurati. Il fisico – non particolarmente aggraziato – di Guillaume Gallienne sparisce nella finzione. Si è divertito tanto che lo rifarà, recitando con le gonne di Lucrezia Borgia nel dramma di Victor Hugo.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi