TUTTA COLPA DI FREUD

TUTTA COLPA DI FREUD

Il titolo serve per infliggere la barba da padre della psicoanalisi a Marco Giallini. Pessima mossa: l’attore appare più imbrigliato di come lo ricordavamo, perde in simpatia e in vivacità, guardiamo il nuovo look e ci chiediamo se davvero era necessario (non lo era, ma evidentemente non hanno trovato un altro modo per farlo sembrare uno strizzacervelli appena credibile). Trattasi di commedia, quindi lo fanno padre (senza più moglie, se ne è andata anni addietro) di tre figlie dai diciotto ai trent’anni che non vedono l’ora di sdraiarsi sul lettino dello studio e raccontare i propri guai rubando spazio ai paganti. Faccende d’amore, va da sé. Una, che era lesbica a New York, torna a Roma con l’intenzione di ripensarci: spera che gli uomini siano più decisi a fare sul serio, con anello, inginocchiatura e tutto quanto. Un’altra fa coppia con un cinquantenne che promette di lasciare la moglie. La terza fa la libraia e si è innamorata del ladro che ruba in negozio: entra Vinicio Marchioni con aria timidissima perché non sente né parla, solo linguaggio dei gesti. Il suo personaggio sta a “Tutta colpa di Freud” come Raoul Bova senza braccia stava a “Indovina chi viene a Natale?”: Fausto Brizzi e Paolo Genovese mirano agli incassi, come è sacrosanto, eppure sentono il bisogno di smarcarsi dai cinepanettoni. Anna Foglietta, Vittoria Puccini, Laura Adriani sono le tre prescelte, in scala dalla storia più originale alla più riciclata. Bastava tagliare: una commedia non può durare due ore piene. Sospettiamo che il regista abbia allungato i tempi con l’intenzione di suggerire, in modo neanche tanto discreto: “Ve la vendo per commedia, ma tra le righe parlo di diversità e dell’arte di accettarsi”. Alessandro Gassman è il cinquantenne amante della figlia liceale. Architetto, gestisce un negozio che somiglia tanto all’Ikea, e lì dà gli appuntamenti alla fidanzata: sesso e gran spostamento di divani e ninnoli per organizzare ognuno il proprio nido d’amore. “Tutta colpa di Freud”, manco a dirlo, non è volgare, giammai: smussa ogni spigolo, cercando di piacere a tutte le categorie, e fa ridere soprattutto nelle lezioni di sesso etero alla ragazza non più lesbica. Claudia Gerini è la signora con il cagnolino che lo psicoanalista incontra al bar: non avendo uno psicoanalista di riferimento lo racconta alle figlie che lo prendono in giro.

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