LAST VEGAS

LAST VEGAS

Ci vuole pazienza. Tanti ne abbiamo visti e tanti ne vedremo. L’età media degli spettatori – almeno quelli che il cinema lo vanno a vedere in sala – cresce. Gli attori non si rassegnano alla pensione (o forse hanno ancora il mutuo della villa con piscina da pagare). Gli sceneggiatori non si stancano di riproporre il genere commedia-con-vecchietti, variando il minimo sindacale: qui, un addio al celibato a Las Vegas, giusto per fare il verso a “Una notte da leoni”. Vacanza che in effetti mancava alla lista: Maggie Smith, Judi Dench & compagnia in “Marigold Hotel” vanno verso l’India low cost; Terence Stamp in “Una canzone per Marion” girava l’angolo di casa per accompagnare la moglie al coro; la follia di Michael Caine in “L’ultimo amore di Mr. Morgan” è iscriversi a un corso di cha cha cha tenuto da una biondina; in “Quartet” di Dustin Hoffman erano già tutti all’ospizio per musicisti ma se la spassavano lo stesso. Son quattro vecchi amici, a Brooklyn si facevano chiamare i Flatbush Four (dopo i titoli di testa con le foto da ragazzini compare la scritta “58 anni dopo”). Li trascina nell’avventura Michael Douglas: nel gioco delle parti, quello che non si rassegna. Sta per impalmare una giovane fidanzata, chiesta in moglie mentre pronunciava l’orazione al funerale di un amico. Fatta conoscenza con l’eterno giovanotto atrocemente tinto e più atrocemente abbronzato, arrivano gli altri. Robert De Niro è il vedovo inconsolabile, incapace di gestire una casa: pantofole, vestaglia, cereali a tutti i pasti, umore nero e una gran voglia di litigare. Morgan Freeman è reduce da un piccolo infarto, prigioniero in casa del figlio che lo tratta come un bambino incapace di badare a se stesso, vietandogli ogni cosa tranne il riposo, le medicine e la tv. Kevin Kline – nascosto dietro la barba, per farlo sembrare un pensionato – si è ritirato con la moglie in Florida, e nel villaggio per senior si annoia da morire. Tanto che la consorte gli dà licenza di tradimento, e fornisce il Viagra. Tra vecchie ruggini (De Niro non perdona a Douglas di non essere andato al funerale della moglie) e nuove occasioni di litigio (la cantante da night Mary Steenburgen, troppo bella e brava per un ex avvocato su cui la crisi ha picchiato duro) il mestiere prevale sulla fantasia. Paiono divertirsi gli attori, che non avevano lavorato mai insieme prima d’ora.

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