THE COUNSELOR – IL PROCURATORE

THE COUNSELOR – IL PROCURATORE

Dialogo tra il venditore di diamanti Bruno Ganz e il cliente Michael Fassbender (la fidanzata da chiedere in moglie è Penelope Cruz, ammirata poco prima in una sensualissima scena tra le lenzuola). “Dev’essere qualcosa con cui possa sentirsi a suo agio. Non voglio regalarle un diamante così grosso che poi ha paura a indossarlo”. “Probabilmente è più coraggiosa di quanto lei creda”, ammicca il mercante. Alla sua prima sceneggiatura per il cinema, Cormac McCarthy innesta su una trama non particolarmente originale – un traffico di droga che non procede secondo i piani – una collezione memorabile di monologhi sull’avidità, la cedevolezza morale, la violenza estrema, le decisioni irreversibili. “Il mondo in cui cerca di rimediare ai suoi errori non è il mondo in cui li ha commessi. Lei crede di trovarsi a un bivio e di poter scegliere, ma la scelta è stata fatta molto tempo fa”. Se lo sente dire l’avvocato Michael Fassbender (nel film il suo personaggio non ha nome). Credeva di poter fare una passeggiatina in un territorio selvaggio e redditizio, uscendone milionario senza conseguenze; si ritrova in una trappola infernale. L’accoppiata con il regista Ridley Scott sulla carta sembrava promettente, il risultato è più curioso che davvero riuscito. I dialoghi danno soddisfazione – i più ghiotti e cinici se li aggiudica Brad Pitt in completo bianco, stivali e cappello texano. Javier Bardem subisce il trattamento “Non è un paese per vecchi”: pettinatura ridicola e abbronzatura color cuoio (più certe camicie di seta stampata che potevano stare in “La legge del desiderio” di Pedro Almodovar). Cameron Diaz va in giro con due ghepardi e si diverte a osservarli mentre azzannano i leprotti nel deserto. Scena utile per introdurre la femmina crudele e predatrice che nella scena più chiacchierata sconvolge Javier Bardem strusciandosi a gambe spalancate e senza mutande sul parabrezza della macchina. “The Counselor” - per Andrew O’Heir di Salon “il più brutto film nella storia del cinema, colpa del pessimo copione firmato da un grande scrittore”, per Scott Foundas di Variety un capolavoro – è più ragionevolmente un patchwork di scene entusiasmanti e scene ridicole. Ridley Scott se la spassa con le sparatorie, le decapitazioni, ma perde la gara con la ferocia dei dialoghi. Due film e due stili che faticano a trovare un punto d’incontro.

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