IL CAPITALE UMANO

IL CAPITALE UMANO

La Brianza è stata vendicata. Il cinema ancora no (e intanto sarebbe interessante calcolare a quanto ammonta, in volgarissimi euro, la pubblicità scatenata da dichiarazioni, interviste, battibecchi, apparizioni televisive che hanno promosso un film non propriamente riuscito a visione obbligatoria per chi ha a cuore le sorti del paese devastato dal berlusconismo). Lo spettatore che vorrà verificare di persona l’oggetto del contendere troverà una Valeria Bruni Tedeschi al minimo vocale consentito e al massimo del birignao. Quando fa la ricca davvero - nei film che dirige, da “E’ più facile che un cammello...” a “un castello in Italia” - ha molta più ironia di quel che il copione qui le consente. Anche un guardaroba più acconcio: certe sottovesti da diva anni 40 stonano con l’idea che Paolo Virzì ha del profondo nord, culla della finanza senza scrupoli e della depressione senza rimedio. Stupisce non aver sentito nemmeno una protesta in nome della dignità femminile: si vede che le miliardarie non ne hanno diritto, povere sceme che hanno barattato l’Arte con il Lusso, quindi appena si distraggono un attimo e non rispondono alla telefonata del figlio il Destino picchia duro. Gli spettatori però qualche diritto ce l’hanno. Per esempio vorrebbero personaggi che, pur additati dal regista come “male del mondo”, abbiano più spessore della carta velina. La ricca ha per marito Fabrizio Gifuni, che la fa vivere nel lusso tenendola all’oscuro di certe operazioni poco pulite. Quando lui dà segni di nervosismo perché le cose vanno male, prima si preoccupa e poi pronuncia l’unica frase intera che le tocca nel film: “Avete scommesso sulla rovina di questo paese e avete vinto” (applausi da Concita De Gregorio e Natalia Aspesi). Il risveglio della Bella Addormentata si deve a una scopatina con Luigi Lo Cascio, intellettuale che scuote le coscienze. La trama viene dal romanzo dell’americano Stephen Amidon ambientato nel 2001, quindi possiede una sua dignità. Regia e recitazione la trasformano in una favoletta moraleggiante, con derive verso la comicità involontaria. Per esempio quando Fabrizio Bentivoglio, immobiliarista (come il Suv, è una scorciatoia per suggerire l’assenza di quasivoglia principio morale, mentre il cameriere in bicicletta suggerisce dignitosa povertà), condisce il ricatto chiedendo un bacio alla miliardaria.
 

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