UN BOSS IN SALOTTO

UN BOSS IN SALOTTO

Sui titoli di testa la battuta di Massimo Troisi – in traduzione: “ma perché è sempre Napoli che deve cambiare? cambiate Mantova, Rovigo, Aosta…” – tenta di giustificare concettualmente l’ambientazione in Alto Adige. Questione di Film Commission: una volta spadroneggiava Torino, nella parte di se stessa o come controfigura di altre città italiane; ora è l’Alto Adige che fa da sfondo alla maggior parte delle commedie. Niente contro il mercato, chi investe nel cinema merita un applauso. Purtroppo, gira e rigira, una volta con le principesse e un’altra con le cliniche della salute, vengono fuori tanti clono di “Benvenuti al Nord”). Per l’occasione Paola Cortellesi azzarda un accento bolzanino in uno chalet, casa popolare messa a disposizione dei dipendenti dal padrone della ditta (che invece dimora lassù al castello tra tappeti persiani). Tortura il marito Luca Argentero e i figlioli – lui di cognome fa Coso, per dare il via alla battute “Dottor Coso”, mentre i rampolli si chiamano Fortuna e Vittorio. Impone lezioni di danza classica, voti alti alla scuola privata con divisa, solo pinzimonio a cena, canederli il dì di festa.  Aspetta e spera nella promozione del dottor Coso a direttore marketing. Già in fuga? Ma no, che dopo un po’ arriva Rocco Papaleo, a svelare che l’arrivista si chiama in realtà Carmela, in fuga da Napoli. Voleva lasciarsi alle spalle un’infanzia difficile, che ora si ripresenta sotto forma di fratello camorrista: per gli arresti domiciliari ha scelto il divano dello chalet (nella camera degli ospiti troneggia trenino elettrico del dottor Coso: dettaglio suggerito da uno sceneggiatore di passaggio, e mai più ripreso). Rocco Papaleo ha i tempi e il mestiere, purtroppo non l’accento napoletano. Più di tanto da solo non può fare: pummarola in cucina, cosicché la tovaglia sembri insanguinata, sostegno al ragazzino strapazzato dai compagni. Abbiamo visto il film in sala, contando le risate. Copiose per il rutto e il gatto morto in frigo. Meno per la gigantesca sfogliatella che i nordici offrono alla famiglia camorrista in segno di rispetto, sperando nei soldi sporchi per rilanciare il business. Una commedia natalizia fuori tempo massimo, con la pastiera invece dei tarallucci. Si cercherebbe invano un indizio, un riferimento, una pettinatura o un paio di scarpe datate 2014 (ma anche il 2013 andrebbe bene).

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