IL CASTELLO MAGICO

IL CASTELLO MAGICO

All’origine, dieci minuti di cortometraggio in 4D, prodotto per un parco divertimenti. Porta bene: il film più famoso derivato da un’attrazione è la saga disneylandiana “I Pirati dei Caraibi” (di cui nessuno ricorda più l’origine e neppure la sfiga che fino a quel momento aleggiava sui film dei corsari). 4D significa che alle tre dimensioni consuete si aggiungono gli effetti specialissimi che finora avevamo visto soltanto in un vecchio film di John Landis del 1973, intitolato “Schlock”. Lo spettatore sedeva in poltrona, dietro di lui un inserviente spruzzava profumi nelle scene di seduzione e gli puntava un coltello alla gola nei momenti thriller. “Luci, odori e spruzzi d’acqua” sono la quarta dimensione (perdonino gli scienziati) garantita a Fiabilandia, Rimini. O a Gardaland, che contrassegna certe sue attrazioni da brivido con il simboletto “cardiopatici astenersi”. Disegnano e animano “Il castello magico” – sarebbe in realtà una casa stregata – i belgi Jeremy Degruson e Ben Stassen, che conosciamo per le avventure della tartarughina Sammy. Si divertono i bambini piccoli e i grandi che amano i giocattoli. In una casa che somiglia a quella di “Psycho” – un mix tra vari quadri di Edward Hopper, con foliage da “Lontano dal paradiso” di Todd Haynes, o andando più indietro da “La congiura degli innocenti” di Alfred Hitchcock – vive un mago che ricorda i suoi vecchi spettacoli. Gli fanno compagnia un coniglio da cappello con un pessimo carattere, due colombe che in continuazione tubano (con forte accento italiano), una topolina che crede di essere Rambo: fa gli esercizi di ginnastica con le trappole. Clandestino: un gatto abbandonato in cerca di rifugio, anche se il chihuaua che vive nei dintorni – vestito di rosa come la sua grassa padrona nera, collarino con le punte e cadenza da Ali G – vivamente lo sconsiglia. Lì succedono cose strane. Succederanno, in effetti, quando il nipote del mago decide di vendere la casa e di mandare lo zio all’ospizio. Animali e giocattoli si coalizzano contro i trasportatori, mettendo su uno spettacolino da tunnel dell’orrore: ombre spaventose, cuochi meccanici che lanciano pancake, ballerine che si fingono vampirette, il gattino nascosto dietro una maschera da drago cinese, la scimmia che spaventa suonando i piatti. Un saccheggio impunito da “Toy Story 3”. Musiche dell’iraniano Ramin Djawadi, ex di “Game of Thrones”.

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