AMERICAN HUSTLE – L’APPARENZA INGANNA

AMERICAN HUSTLE – L’APPARENZA INGANNA

Tecnicamente si chiama “casting against type” (non ha traduzione italiana perché noi agli attori preferiamo le maschere). E’ quando si distribuiscono i ruoli in contrasto con quel che un attore ha fatto in precedenza. In “Come d’incanto” eri una principessa bionda e gorgheggiante catapultata a New York dalla regina cattiva? (via tombino che collega il mondo delle favole alla metropoli). Ti darò la parte di un ex spogliarellista che si spaccia per una lady britannica, a dispetto di un guardaroba che contiene solo abiti scollati fino all’ombelico. Sei famoso perché dimagrisci a comando? (una mela e una scatoletta di tonno al giorno fino a perdere i chili necessari per girare “L’uomo senza sonno”). Ti farò mettere su pancia - ma pancia per davvero, quelle da birra o da fumetto – per recitare un truffatore che incanta con la parlantina, nonostante il riporto tenuto insieme con tanta lacca che il buco nell’ozono ancora ne risente. Hai fatto lo sminatore in un film sulla guerra in Iraq? Per te c’è un bel ciuffettone alla Elvis, tremende giacche da italo-americano, un incarico da sindaco e una missione meno degna: riaprire i casinò di Atlantic City (graditi gli investimenti mafiosi). Sei l’idolo delle ragazzine per aver trionfato in un massacro televisivo all’ultimo sangue, non bastasse salvando la vita a un giovanotto meno intraprendente di te? Eccoti una parte da casalinga disperata, cotonata, perniciosa nelle sue entrate fuori tempo. Amy Adams, Christian Bale, Jeremy Renner, Jennifer Lawrence sono fantastici. Assieme a Bradley Cooper, agente dell’Fbi convinto che per smascherare i politici corrotti servano i professionisti della truffa. “Confidence Man” che carpiscono la fiducia della gente facendosi anticipare cinquemila dollari in cambio di nulla. “Ogni giorno nasce un pollo e due furbi per fregarlo”, diceva Joe Mantegna in “La casa dei giochi” di David Mamet, altro bel repertorio di truffe all’americana (se dobbiamo giudicare dal caso Madoff, la credulità umana rimane costante nei decenni). David O. Russel aggiunge che certa gente falsifica quadri d’autore, e altra gente aggiusta la propria vita raccontandola, non pensando neppure per un attimo di fare lo stesso mestiere. Fu una vera operazione dell’Fbi, i dettagli sono in “Il re della truffa” di Robert Greene (Sperling & Kupfer). Sceneggiata con astuzia, diretta da un regista scatenato: puro divertimento.

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