INDOVINA CHI VIENE A NATALE?

INDOVINA CHI VIENE A NATALE?

Inseguendo Checco Zalone, seconda puntata. Fausto Brizzi ha in portafoglio “La notte prima degli esami” (grande successo del 2006, e rara commedia italiana dove moriva una nonna, scena da allora diventata quasi obbligatoria: se non è la malattia, sono i pasticcini di una fatale indigestione). Ha fatto lo sceneggiatore per una mezza dozzina di cinepanettoni nelle più varie località (ai tempi di Alberto Sordi e del Col Drusciè bastava dire “Cortina” per incantare gli spettatori: ora servono il Nilo, l’India, New York, Miami, la crociera che tocca sette porti in sette giorni). Ha appena scritto un libro vero, nel senso che non è nato dalla costola di un suo film: con il titolo “Cento giorni di felicità” (Einaudi Stile Libero) è stato molto venduto alla fiera di Francoforte. Da noi un po’ meno: evidentemente i lettori italiani apprezzano meno degli anglosassoni il genere “The Bucket List” (dal titolo di un film con i malatissimi Michael Caine e Morgan Freeman, decisi a compiere una serie di imprese pazze prima di morire: “to kick the bucket” significa tirare le cuoia). Romanzo sugli ultimi cento giorni di un condannato per malattia, dove Fausto Brizzi fa tesoro delle astuzie imparate in anni di mestiere: basta per dimostrarlo la numerazione a conto alla rovescia dei capitoletti. Stesse astuzie sfoderate nel suo film di Natale, a partire dal titolo. In “Indovina chi viene a cena?” i progressisti Spencer Tracy e Katharine Hepburn facevano conoscenza con il fidanzato nero della figlia: l’attore era Sidney Poitier, già vincitore di Oscar, e per questo considerato traditore dai confratelli che si riconoscevano nelle black panther (dobbiamo il ripasso a “The Butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca” di Lee Daniels, nelle sale il primo gennaio). Qui i festeggiamenti natalizi di Diego Abatantuono e Angela Finocchiaro – industriali del panettone che hanno a cuore la sorte e le possibilità di lavoro degli handicappati – sono vivacizzati dal nuovo fidanzato della figlia Cristiana Capotondi: Raoul Bova, rimasto senza braccia dopo un incidente. La sceneggiatura procede con il bilancino, per non offendere con le battute becere e per non offendere con le eccessive cortesie: anche noi a non aver nulla contro la furbizia ci si sente un po’ manipolati. I film di Natale si girano d’estate, d’accordo. Ma una neve più finta e plasticosa non si era mai vista.

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