COLPI DI FORTUNA

COLPI DI FORTUNA

Inseguendo Checco Zalone, prima puntata. Il cinepanettone si divide in tre cinepanettoncini (l’anno scorso in “Colpi di fulmine” erano due). Così il regista può sperare che la recensione evochi un formato caro al cinema italiano degli anni d’oro, quando in “Ro.Go.Pa.G” gli episodi erano firmati da Rossellini, Godard, Gregoretti, Pasolini, e in agenda c’erano le ossessioni amorose, le madonne, le puttane, la bomba atomica, i disastri del consumismo, i registi star. Felici di accontentarlo: certi abissi di sciatteria mettono in imbarazzo anche il critico, è come prendere a pugni un vecchietto occhialuto e legato alla sedie. Tre barzellette stiracchiate o poco più per la trama. Qualche giocatore del Napoli come guest star (fan parte del patrimonio della ditta, e c’è la possibilità che conducano al cinema qualche spettatore in più). Pure la cortesia dell’anteprima stampa, fino a qualche anno fa sconosciuta al produttore Aurelio De Laurentiis: il film natalizio andava visto con gli spettatori paganti che si ammazzavano di risate, non nella bolla degli addetti ai lavori. Teoria rispettabile, non fosse che al cinema ridevano in pochi: sarà stato sicuramente l’orario infelice, la sala infelice, il giorno infelice, ma non c’era nulla di che farsi contagiare. Attorno a Christian De Sica (ormai separato da Massimo Boldi), un paio di coppie comiche - Luca & Paolo e Lillo & Greg – che portano in dote i loro fan. Fa ridere solo il secondo episodio, tutto merito di Francesco Mandelli: interprete dal mongolo (servono, se vuoi comprare da un pastore dell’himalaya il cachemire più pregiato per farne pashmine) e portasfiga al punto che i genitori decidono di passare il Natale senza di lui. Capelli tagliati con la scodella, sacchi neri per vestiti, difetto di pronuncia che lo fa sputare come in “I ragazzi irresistibili” (Walter Matthau e George Burns, compagni di lavoro nel vaudeville) e gli fa capire “sorca” per “forca”. Ovvio che l’industriale De Sica (tutto una sciarpetta) è superstizioso fino alla follia. In spregio alla regola secondo cui bisognerebbe cominciare al meglio, il primo episodio fa sbadigliare. Copiare non è vietato, ma se sei sotto la sufficienza meglio non farsi passare il compito dal primo della classe, ti beccano subito. “Una notte da leoni” stava bene dove stava, e anche il funerale con cavalli impennacchiati che improvvisamente vanno al trotto.

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