DIETRO I CANDELABRI

DIETRO I CANDELABRI

I capelli argentati, un occhio truccato di viola e le labbra rosa. Son pochi a rimanere veri uomini così. Ci riesce Michael Douglas, sulla copertina di Les Inrockuptibles. Festeggia l’uscita di “Dietro i candelabri” il biopic su Valentino Liberace. Film lungamente rimandato, per la malattia dell’attore (attribuita, in uno scervellato attacco di “dàgli all’untore” a pratiche sessuali che avrebbero dovuto portare alla tomba parecchi maschi, non stupisce la baruffa coniugale avvenuta di lì a poco) e per la pruderie delle case di produzione. Ha salvato il film la tv via cavo Hbo, guadagnandosi un altro applauso: negli Usa ha avuto il suo passaggio televisivo, in Italia e in Francia viene programmato al cinema. Prima di Michael Douglas, si era travestito (sempre da vero uomo) James Franco sulla copertina di Candy, the First Transversal Style Magazine: labbra scarlatte, ombretto azzurro e ciglia finte, guanti neri e sigaretta, orecchini a cuore. E lo farà Jared Leto, in “Dallas Buyers Club” di Jean-Marc Vallée: abitino a fiori, calze smagliate, trucco su un faccino angelico. Dilettanti, rispetto al kitsch di Valentino Liberace e dei suoi candelabri sul pianoforte: un video su YouTube lo mostra mentre scende dal letto, indossa un vestaglione dorato che peserà dieci chili, appoggia i piedi con le pantofoline su uno scendiletto che imita la tastiera del pianoforte (ta-ta-ta-tà). Esiste anche un suo libro di cucina, “Liberace Cooks!”, sottotitolo: “Ricette dalle sue sette sale da pranzo”. Una foto lo ritrae in grembiulino, un’altra mostra il tavolo per le cene familiari: Liberace ha un parrucchino grigio con basettoni, a fianco c’è la mamma (nel film è Debbie Reynolds), i piatti sono in stile pompeiano, i lampadari fanno pendant con il collier sfoggiato dal padrone di casa. Le ricette prevedono stufato di seppia, torta di mele e pierogi, in omaggio agli antenati polacchi (il padre era italiano, di Formia). Il piccolo Elton John lo vide una volta in televisione, e restò incantato. Soderbergh inventa una scena finale da grande musical, e ha un’attenzione per i rapporti di potere che ricorda i film di Rainer Werner Fassbinder. Racconta l’incontro con Scott Thorson, ex addestratore di cani per il cinema, poi compagno di vita e autista (con lustrini) della Rolls Royce che accompagnava il pianista sul palco. Una gara di bravura tra Matt Damon e Michael Douglas. 

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